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TRENTO. Semolito Cari, 43 anni, e la figlia Sofia, 20, arrestati un mese fa per la sparatoria contro la Torre 13 di via Conci, restano in carcere. Il giudice di Trento Enrico Borrelli ha confermato la misura cautelare disposta dalla gip di Bolzano Giulia Rossi, ritenendo ancora presenti i pericoli di fuga, di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove.
Padre e figlia, di origine sinta e residenti a Bolzano, sono accusati di tentato omicidio, porto abusivo di arma e furtodell’auto utilizzata per raggiungere Trento. Secondo gli inquirenti, avrebbero agito in concorso con altre persone e, con l’aiuto di soggetti al momento non identificati, si sarebbero procurati il kalashnikov utilizzato nell’agguato, riuscendo poi a nasconderlo.
I due erano stati individuati e fermati dalla polizia tre giorni dopo la sparatoria, durante un blitz negli appartamenti e nei luoghi abitualmente frequentati dalla loro famiglia. Dopo l’arresto erano stati trasferiti nel carcere di Verona Montorio.
La sparatoria e l’ipotesi della spedizione punitiva
L’agguato risale al pomeriggio del 3 ottobre, quando una raffica di colpi ha raggiunto la facciata della Torre 13, in via Conci, penetrando all’interno di tre appartamenti. Almeno 13 gli spari, secondo la ricostruzione investigativa. Solo per una fortunata coincidenza nessuno rimase ferito.
Gli inquirenti inquadrano l’episodio come una possibile «spedizione punitiva» nell’ambito di una faida tra famiglie, un’azione che sarebbe stata «organizzata in ogni dettaglio». Da una parte i Cari, dall’altra il nucleo familiare che vive nella Torre 13 e che sarebbe stato il bersaglio dell’agguato.
Dalle indagini è emerso che l’arma utilizzata sarebbe compatibile con un fucile Ak-47 calibro 7,62x39, comunemente conosciuto come kalashnikov. L’arma, tuttavia, non è ancora stata ritrovata.
Il presunto obiettivo e l’accusa di tentato omicidio
Il bersaglio sarebbe stato il capofamiglia sinto residente al primo piano dello stabile, che vive con la moglie e i figli e che, al momento dei fatti, si trovava agli arresti domiciliari. La sua presenza nell’abitazione sarebbe stata certa.
Gli atti attribuiti a Semolito e Sofia Cari sono stati ritenuti dalla Procura di Trento, e successivamente dai giudici di Bolzano e Trento, «idonei» e «diretti» a «cagionare la morte» del rivale. Da qui la contestazione del tentato omicidio.
L’aggressione davanti al carcere di Spini
Nel quadro investigativo rientra anche un altro episodio violento, avvenuto poche ore prima della sparatoria davanti al carcere di Spini di Gardolo. Secondo la ricostruzione, sempre padre e figlia avrebbero aggredito con bastoni e manganelli la compagna e le figlie del loro rivale.
La ricostruzione dei fatti è stata possibile anche grazie alle telecamere installate all’esterno della casa circondariale e ai sistemi di videosorveglianza cittadini, che hanno registrato il passaggio dell’auto sospetta in diverse zone di Trento e nell’area di Villazzano Tre, in coincidenza con l’ora della sparatoria.
I video che avrebbero incastrato padre e figlia
A complicare la posizione degli indagati sarebbero stati anche alcuni filmati. Almeno due video documenterebbero episodi legati alla vicenda: il primo, relativo all’aggressione davanti al carcere, sarebbe stato pubblicato su TikTok da uno degli aggressori.
Il secondo mostrerebbe invece Semolito Cari, parzialmente travisato, mentre spara contro la Torre 13. Il filmato sarebbe stato trasmesso dalla figlia durante una videochiamata con alcuni familiari.
Un ulteriore elemento riguarda la posizione di Semolito Cari, che si sarebbe allontanato da Bolzano nonostante indossasse il braccialetto elettronico, dispositivo in grado di segnalare gli spostamenti della persona sottoposta al controllo.
Le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti dell’agguato, individuare eventuali complici e recuperare l’arma utilizzata.
Ma. Vi.


