TRENTO. L'Italia soffre di una grave e cronica carenza di gameti (soprattutto ovociti) per la fecondazione eterologa e il Trentino non è da meno. La situazione è peggiorata negli ultimi mesi tanto che il Centro Provinciale per la Procreazione medicalmente assistita di Arco ha inviato una nota informativa alle coppie in attesa spiegando la presenza di crescenti difficoltà di approvvigionamento di gameti femminili eterologhi dalla biobanca spagnola con cui l'Azienda sanitaria collabora e segnalando il rischio concreto di non riuscire a soddisfare tutte le richieste.

Non solo: nella lettera i pazienti vengono invitati a valutare "eventuali percorsi alternativi". Il problema sono infatti i tempi di attesa: tra l'ordine ed il recepimento dei gameti attualmente passano tra i 4 e i 10 mesi.A rendere pubblico il problema e a chiedere lumi all'assessore Tonina e all'Asuit su questa carenza sono stati, in un'interrogazione, i consiglieri Pd Francesca Parolari e Paolo Zanella.In media sono una cinquantina i gameti femminili acquistati ogni anno dal centro spagnolo da cui l'Asuit si rifornisce e altrettante sono attualmente le coppie in attesa.

Ora, proprio perché gli approvvigionamenti arrivano a singhiozzo, l'Asuit sta predisponendo una nuova procedura di gara per individuare ulteriori biobanche fornitrici. Ma perché, chiedono i consiglieri, non è stato fatto prima? Perché ci si è attivati solo quando i tempi si sono allungati in maniera così evidente?

I due consiglieri chiedono di sapere anche quante sono attualmente le coppie in lista d'attesa presso il Centro di Arco la cui pianificazione terapeutica rischia di subire rinvii o interruzioni; quali siano le tempistiche previste per l'aggiudicazione della nuova gara e quali misure straordinarie immediate si intendano attivare per garantire i trattamenti già programmati ed evitare il ricorso forzato a strutture private o fuori provincia.Da molti anni il Centro di Procreazione medicalmente assistiti di Arco acquista i gameti dall'Istituto Ovavit-Ovobank di Marbella. La spesa, per i tre anni di contratto rinnovato nel 2023 e poi nel 2026, è di 1.5 milioni di euro. Ma perché il centro di Arco, come del resto gli altri centri italiani, deve approvvigionarsi fuori dai confini e a cosa è dovuta questa carenza?

La legge italiana impone la gratuità totale della donazione. È vietata qualsiasi forma di compenso o remunerazione per le donatrici e quindi i centri devono rifornirsi fuori dai confini dove la normativa è diversa. Anche in Spagna - paese a cui si rivolge Arco - la donazione di ovuli è un atto volontario ma la donatrice riceve una compensazione economica fissa stabilita per coprire le spese di viaggio, i permessi di lavoro e i disagi fisici del trattamento, che in genere oscilla tra gli 800 e i 1.000 euro per ogni ciclo di donazione.Questo perché comunque mentre la donazione di sperma non è un procedimento invasivo, la donazione di ovociti femminili richiede prima la stimolazione ovarica e poi il prelievo. Per questo esiste anche un limite alle donazioni: non superare i sei figli nati vivi a seguito delle donazioni e non superare i sei cicli completi di donazione.

In Trentino sono quasi mille le coppie che ricorrono alla Procreazione medicalmente assistita (Pma) presso l'unico centro specializzato in provincia, quello di Arco. Negli anni i numeri del reparto, diretto dal dottor Arne Luehwink, sono cresciuti così come anche la domanda considerato che secondo le statistiche il 15% delle coppie oggi presenta problemi di fertilità.