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C'è un divario che rischia di diventare un problema per la realizzazione delle opere pubbliche in Trentino: da una parte gli interventi programmati e finanziati, dall'altra le procedure che riescono effettivamente ad arrivare al bando. Ed è proprio su questo scarto che punta l'interrogazione presentata in Consiglio provinciale da Daniele Biada, di Fratelli d'Italia, che chiede alla Giunta di fare chiarezza sui tempi e sulle ragioni dei rallentamenti.
Il dato più significativo riguarda il primo semestre del 2026. Secondo i numeri richiamati nell'interrogazione, le gare per lavori pubblici programmate dagli enti trentini valevano complessivamente 392,8 milioni di euro. Di questi, soltanto 77 milioni erano arrivati alla fase del bando. In altre parole, circa un quinto del valore delle opere programmate si era trasformato in una procedura effettivamente avviata.
Un rallentamento che, sostiene Biada, non può essere letto come un episodio isolato. Già nel 2025 emergeva infatti una distanza consistente tra le richieste di gara degli enti pubblici e quelle effettivamente bandite. Per i lavori pubblici erano state richieste 164 gare, per un valore di 379,7 milioni di euro. Quelle bandite erano state 105, per 249,6 milioni, mentre il valore delle opere aggiudicate si era fermato a 182,7 milioni di euro.
Il quadro del 2026 rende la questione ancora più rilevante anche considerando l'insieme delle procedure. Nel corso dell'anno, infatti, risultavano richieste ad APAC 349 gare tra lavori, servizi e forniture, per un valore complessivo di 896,3 milioni di euro. Se si considerano soltanto i lavori pubblici, le richieste erano 210, per un valore di 573,4 milioni.
Il punto, dunque, non è soltanto quanti soldi siano stati messi a disposizione per le opere, ma quanto rapidamente la macchina amministrativa riesca a trasformare la programmazione in cantieri. È questo il passaggio sul quale l'interrogazione chiede alla Provincia di intervenire, individuando le ragioni concrete che stanno rallentando l'avvio delle gare.
Biada chiede alla Giunta di verificare innanzitutto la corrispondenza tra i dati citati nell'interrogazione e quelli in possesso dell'amministrazione provinciale. Se lo scostamento sarà confermato, l'esponente di Fratelli d'Italia vuole conoscere le cause e le principali criticità che impediscono alle procedure di partire, oltre allo stato delle opere già programmate e finanziate ma ancora prive di un bando.
Una questione che riguarda direttamente anche il settore delle costruzioni. Il rallentamento delle gare, infatti, rischia di produrre conseguenze non soltanto sulla tempistica degli interventi pubblici, ma anche sull'attività delle imprese e dell'intera filiera collegata ai lavori. Nell'interrogazione viene quindi indicata la necessità di agire su più fronti: semplificazione delle procedure amministrative, riduzione dei tempi burocratici, qualità della progettazione e maggiore capacità delle stazioni appaltanti di gestire rapidamente le gare.
C'è poi il capitolo dei criteri con cui vengono assegnati gli appalti. Durante l'assestamento era stata ipotizzata, per alcune opere prioritarie di importo compreso tra 5,4 e 20 milioni di euro, l'introduzione del criterio del minor prezzo in sostituzione dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Una proposta alla quale Biada aveva espresso la propria contrarietà e che è stata successivamente ritirata.
L'esponente di Fratelli d'Italia chiede ora di valutare anche eventuali soluzioni alternative al sistema basato sul ribasso percentuale, richiamando le proposte avanzate dalle categorie economiche. L'obiettivo indicato è quello di evitare ribassi eccessivi e, contemporaneamente, salvaguardare la qualità delle offerte e i costi della sicurezza e della manodopera.
La richiesta alla Giunta è quindi molto concreta: quante delle opere già programmate e finanziate devono ancora essere messe a gara, perché le procedure sono ferme e quando potranno partire. Una risposta che servirà a capire se il problema sia legato alla progettazione, alla burocrazia, alla capacità delle stazioni appaltanti o ad altri passaggi della macchina amministrativa. Perché il rischio, sottolineato nell'interrogazione, è che tra le opere messe in programma e quelle che arrivano realmente al cantiere continui ad allargarsi una distanza difficile da ignorare.


