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TRENTO. L’età media dei lavoratori dipendenti del settore privato continua a salire in tutta Italia e nel 2024 ha sfiorato i 42 anni, quattro in più rispetto al 2008. Un dipendente su tre ha ormai superato i 50 anni, segno di un invecchiamento strutturale della forza lavoro che solo dal 2020 ha rallentato la corsa senza però invertirla. La fotografia, scattata dall’CGIA su dati INPS, mostra forti differenze territoriali: le situazioni più critiche sono a Potenza, Terni e Biella, mentre le aree più “giovani” restano Bolzano, Aosta e Vibo Valentia. Nel Trentino-Alto Adige l’età media è pari a 40,13 anni, tra le più basse del Paese, e nella provincia di Trento scende a 40,34, con una quota di over 50 intorno al 30%.
Per la provincia di Trento il dato è relativamente migliore rispetto alla media nazionale (41,91 anni), ma non deve trarre in inganno. Anche qui il ricambio generazionale è fragile e il rischio è che la dinamica nazionale finisca per riflettersi sul tessuto produttivo locale, composto in larga parte da piccole e micro imprese. Il problema non è solo demografico: la difficoltà a sostituire chi va in pensione riduce la capacità produttiva, rende più complesso presidiare ruoli tecnici e aumenta l’incertezza organizzativa. In territori manifatturieri e artigiani, come quelli trentini, la carenza di competenze disponibili in tempi rapidi può diventare un freno strutturale alla crescita.
Il nodo più delicato resta la perdita del capitale umano “invisibile”. Con l’uscita dei lavoratori più anziani si disperdono competenze tacite, conoscenze di processo e relazioni costruite in decenni di lavoro. È un patrimonio che non compare nei bilanci ma che pesa sulla competitività. Senza passaggi generazionali strutturati, molte imprese rischiano di arretrare anche sul fronte dell’innovazione: digitalizzazione più lenta, automazione rinviata e minore integrazione nelle filiere avanzate. In un’economia basata su produttività e conoscenza, il ritardo tende a cumularsi.
Le difficoltà sono più evidenti nei settori ad alta intensità di lavoro – edilizia, autotrasporto, logistica, attività notturne – dove l’età media cresce e i giovani faticano ad entrare. Se devono scegliere, le nuove generazioni preferiscono spesso le grandi aziende, percepite come più stabili e capaci di offrire percorsi di carriera e welfare. Questo squilibrio penalizza soprattutto le piccole imprese.
Anche in Trentino, nonostante indicatori migliori della media, la sfida è chiara: senza politiche efficaci di attrazione dei giovani e di trasmissione delle competenze, l’invecchiamento della forza lavoro rischia di diventare un limite strutturale allo sviluppo.


