Un'audacissima rapina è stata effettuata ieri pomeriggio alla Cassa rurale di Mori: tre uomini armati e mascherati hanno fatto irruzione nei locali e costringendo con le spalle al muro gli otto impiegati e due clienti entrati successivamente, hanno prelevato denaro contante ed assegni per un valore complessivo aggirantesi tra i cinque ed i sei milioni di lire. Quindi hanno sparato verso il soffitto un colpo di pistola a scopo intimidatorio e sono fuggiti a bordo di una Giulia super bianca che con le portiere semiaperte ed un complice al volante era stata posteggiata sul piazzale antistante la banca, a pochi metri dall'ingresso.

La macchina, targata VR 265808, è stata ritrovata circa tre ore dopo il colpo, abbandonata lungo una stradina della pineta di Marco: sul pavimento, nascosta da un giornale, una pistola carica. Dei rapinatori, inutile dirlo, nessuna traccia.


Un colpo freddo, preciso, da manuale. Nella sede della Cassa rurale, situata lungo la statale rivana, a Mori borgata, in quel momento si trovavano soltanto i sette impiegati ed il direttore, Giuseppe Poli.


Mancano esattamente cinque minuti alle 13. La Giulia con i quattro uomini a bordo si ferma a pochi metri dall'ingresso della banca, posteggiando al limitare della statale, con il muso rivolto in direzione di Rovereto. L’autista prende un giornale e si mette a sfogliarlo. Qualcuno lo nota, seppur distrattamente: capelli biondi, lunghi fin quasi sulle spalle ed occhiali neri. I tre complici scendono: davanti agli impiegati erano già mascherati, quindi si può supporre che abbiano calzato il cappuccio nel piccolo atrio che separa il locale della cassa dalla strada. Spalancando la porta, disponendosi repentinamente a pochi metri di distanza l'uno dall'altro, spianano le armi.


Gli impiegati rimangono allibiti e per un istante qualcuno pensa ad una mascherata; la donna grida «mio Dio», mentre una penna le sfugge di mano. Il più alto e robusto dei tre intima: «I soldi, presto, fuori i soldi!».

Nella mano destra stringe un fucile a canne mozze, sotto la minaccia del quale costringe tutti ad addossarsi in un angolo, dopo aver trascinato fuori dal suo ufficio, attiguo alla cassa, il direttore che resosi conto dell'accaduto aveva tentato di porre tra sè e i malviventi una porta sbarrata per riuscire a chiamare aiuto.


Il bandito prende una borsa e si dirige alla cassaforte, vicina alla scrivania del direttore: raccoglie tutto quanto gli capita sottomano e si dirige successivamente al bancone aprendone i cassetti e prendendo i soldi ivi contenuti.


Con la borsa piena di denaro i rapinatori si dirigevano quindi alla porta intimando «state fermi ragazzi!». Nell'atrio hanno sparato un colpo contro il soffitto, sono saliti in macchina e si sono dati ad una fuga precipitosa dirigendosi verso Chizzola. Una mossa con cui evidentemente hanno tentato di confondere le idee agli inquirenti perché la Giulia veniva ritrovata tre ore dopo nella Pineta di Marco.


Durante il pomeriggio di ieri alcune persone sospette sono state fermate, ma successivamente rilasciate, mentre le indagini proseguono a ritmo serrato.