Tutti i bambini, anche in Trentino, non potranno entrare all’asilo nido e alla scuola materna senza essere stati vaccinati. Questo l’obiettivo del ministero della salute, spinto da tutte le regioni e le province autonome d’Italia. Ieri l’annuncio: «Raggiunto un accordo storico tra lo Stato e le Regioni per una nuova legge nazionale che renda obbligatorie tutte le vaccinazioni previste nel Piano di prevenzione vaccinale 2017-2019 su tutto il territorio nazionale».

Sono le parole del presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, che sottolinea come l’intesa sia stata raggiunta all’unanimità, con il consenso di tutte le regioni. Ora il ministro Beatrice Lorenzin, forte del consenso di tutti, punta ad arrivare in tempi relativamente brevi ad una legge nazionale sulla obbligatorietà, che permetterà di avere l’accesso ad asili nido e scuole materne.


L’assessore alla salute provinciale Luca Zeni era a Roma: fisicamente ha partecipato all’incontro sul tema immigrazione, ma ha seguito tramite il proprio dirigente la discussione sui vaccini. «Mi è stato riferito tutto quello di cui si è parlato con il ministro Lorenzin: l’orientamento, condiviso anche dal Trentino, è quello di avere omogeneità a livello nazionale. Stride, infatti, il fatto che lo stesso vaccino sia obbligatorio, raccomandato o facoltativo a seconda del comune o della provincia. Il Ministro ha spinto molto verso l’obbligatorietà e se questa sarà prevista dalla legge noi ci adegueremo. Questo non vuol dire che il tutto inizierà domani, ma grazie a quanto detto il ministero potrà avviare l’iter, forte dell’orientamento favorevole di tutta Italia».

Insomma, quando ci sarà la legge questa verrà applicata anche in Trentino. Dove, tra l’altro, il trend delle vaccinazioni è in calo. «La percentuale è variabile e dipende dalle diverse tipologie, ma è innegabile che siamo sotto soglia in diverse voci: sotto il 90% per il morbillo, in calo per quelle obbligatorie. Per questo abbiamo raccomandato più volte di vaccinare di più. Due anni fa si è verificata un'epidemia di morbillo a Rovereto che ha coinvolto 600 bambini: sono stati corsi rischi gravi perché eravamo troppo sotto la soglia. Non abbiamo mai nascosto, in nome del nostro dovere di tutelare la salute, di spingere verso le vaccinazioni. Anche perché, al di là di qualche sito internet, la scienza dimostra quale debba essere la strada».


Per capire quanti bambini coinvolgerà l'obbligatorietà basti qualche dato: i nati ogni anno sono tra i 4.000 e i 5.000 (in calo, l'anno scorso furono 4.289), mentre gli iscritti alle scuole materne nell'anno scolastico in corso sono circa 15.000. Dall'incontro Stato-Regioni, inoltre, è emerso come sia necessario un calendario vaccinale che stabilisca le priorità e la tempistica delle somministrazioni, in modo progressivo e graduale. Un obiettivo che va raggiunto nello stesso momento in cui si ripartiranno le risorse stanziate a riguardo, 100 milioni di euro, dalla legge di bilancio. Sarà poi fondamentale attivare una campagna di comunicazione condivisa fra il ministero e le Regioni proprio per supportare l'offerta vaccinale.


A proposito dello storico accordo, il direttore generale dell'Azienda Sanitaria Paolo Bordon è attendista: «Bisogna aspettare la legge e la sua attuazione. Il tema è senza dubbio molto serio e l'obiettivo generale deve essere quello di tutelare la comunità, impedendo che le scelte di un singolo individuo possano mettere a repentaglio i più. Alcune regioni o comuni, penso all'Emilia Romagna o a Trieste, hanno già preso iniziative forti in nome dell'obbligatorietà. Noi attendiamo che il ministero dia il via all'iter e poi ci adegueremo, visto che la volontà espressa da tutta Italia è emersa chiaramente».