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TRENTO. Hanno messo in rete le loro competenze per realizzare un progetto lungo due anni che si è concluso al Centromoda Canossa. «Cuciamo nuove opportunità» è nato dalla collaborazione di L'Ortazzo Aps, Atotus, Tabita, sostenuto dalla Fondazione Cassa Rurale di Trento ed ha dato vita a laboratori di cucito e riuso creativo dentro il carcere di Spini di Gardolo.
L'anima è stata Maria Rosa Mura, instancabile promotrice di tante iniziative di solidarietà e inclusione a favore di immigrati e soggetti deboli nella nostra città, fondatrice di Tabìta, gruppo di volontari che ha fatto della raccolta informale di vestiti e oggetti vari il suo obiettivo. È proprio dal riuso di questo materiale che nasce «Cuciamo nuove opportunità», perché, spiega Maria Rosa Mura «i due pilastri del progetto sono la cura della persona e la cura dell'ambiente».
Non solo dunque l'obiettivo di recuperare materiali che altrimenti andrebbero in discarica, ma anche e soprattutto il recupero di persone che in carcere dovrebbero avere una possibilità di rieducazione e riscatto per essere reinseriti nella società. Ogni soggetto ha dato il contributo in base alle proprie competenze.
L'Ortazzo, che opera in Alta Valsugana e l'Altopiano della Vigolana, è partita da un orto sociale per poi realizzare un Gas che coinvolge 150 famiglie e organizza vari eventi di riuso e laboratori; Atotus, che si focalizza sull'economia circolare, con corsi di moda e business; il Centromoda Canossa, che ha fornito l'esperienza nel campo della formazione. Il collante di questi diversi soggetti è stata Sandra Toro, pioniera in città del principio del refashion, organizzando corsi di cucito che si sono svolti anche in carcere e creando una sartoria sociale, con l'apertura in San Martino del negozio «Orlo subito».
La serata di ieri al Centromoda Canossa è stata dedicata alla sua memoria, perché Sandra Toro è scomparsa per un malore improvviso a soli 49 anni nel 2024. Il chiostro dell'antico convento delle Canossiane è stata la cornice per accogliere tutte le persone coinvolte, da Maddalena Parolin per L'Ortazzo, a Nicola Mascia e Silvia Atzori per Atotus, da Maria Rosa Mura per Tabìta al garante per i diritti dei detenuti Giovanni Maria Navarin, dal direttore della scuola Michele Filippini al vicedirettore della Fondazione Cassa Rurale di Trento Maurizio Bottura. Attorno al chiostro sono state appese le fotografie del corso di cucito che si è svolto per due anni, il primo con le detenute, il secondo con i detenuti, al quale hanno partecipato circa 70 persone.
Dalle mani di quest'ultimi, ha spiegato Rossella Sterni che ha tenuto le lezioni, sono usciti abiti, borse, astucci, coperte. «Nessuno di loro - ha spiegato - sapeva cucire o usare una macchina da cucire, ma si sono messi in gioco per realizzare qualcosa che ha fatto crescere la sicurezza delle loro capacità». Dopo il saluto della "padrona" di casa, suor Daniela Rizzardi, ha voluto presenziare al momento conclusivo dell'iniziativa anche Giulia Casonato, assessora comunale alle politiche sociali, che ha sottolineato «il gesto potente del cucire, che mette insieme i pezzi di un tessuto, ma in questo caso ha il valore simbolico di ricucire le relazioni con un'umanità detenuta nel carcere che cerca di ricrearsi un futuro».
È poi stata la volta di due protagoniste del mondo della moda, Sara Campedelli, presidente del settore in Confindustria Trento e manager di Aquafil, e Nicoletta Fasani, designer, imprenditrice e presidente della Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa). Campedelli ha sottolineato come sia fondamentale la sostenibilità, la ricerca e il rapporto tra il mondo della scuola e l'impresa per far sì che l'innovazione porti sempre a nuove sfide.
Anche l'azienda trentina è impegnata nel recupero degli scarti per fornire materia prima vergine a chi produce nel mondo della moda. Nicoletta Fasani ha portato la sua esperienza di artigiana della moda, spiegando come è proprio della creatività manuale l'attenzione a materiali di scarto, i cosiddetti «dead stock», tessuti invenduti o con piccoli difetti, che una volta venivano buttati. Infine la passerella dei prodotti del Centromoda Canossa realizzati dagli studenti: abiti raffinati in tessuti naturali, con plissé e inserti in voile, che puntano alla creatività artigianale contro la fast fashion.


