TRENTO. «Piuttosto che andare a comprare l'erba in piazza, me la coltivo io». Questa giustificazione, fornita da un cinquantenne trentino, agli occhi del giudice, è apparsa legittima. Nonostante l'imputato fosse stato chiamato a rispondere di detenzione e spaccio, essendo stato trovato in possesso di una quantità di marijuana pari a oltre due chili, martedì scorso il tribunale di Trento lo ha assolto. Per il giudice dell'udienza preliminare, il dottor Marco Tamburrino, il fatto non sussiste.

Il procedimento penale era finito sul tavolo della Procura, dopo che l'uomo era stato fermato a maggio del 2023 dalla sezione Radiomobile dei carabinieri della compagnia di Trento. La pattuglia stava passando per via Venezia, quando ha sentito un forte odore di marijuana. Insospettiti, i militari hanno seguito l'auto da cui proveniva, fermandola. Il conducente, sottoposto a un controllo, è stato colto mentre stava fumando uno spinello.

Fin da subito, alle forze dell'ordine, non ha opposto resistenza, mostrandosi al contrario molto collaborativo: il cinquantenne ha consegnato immediatamente un contenitore con due infiorescenze, ammettendo di averne un altro a casa.

Così è scattata la perquisizione domiciliare sia nell'abitazione di sua proprietà, in una valle trentina, che in quella dei genitori nel capoluogo. Rispettivamente sono stati rinvenuti quasi due chili e mezzo di sostanza, suddivisa in diversi involucri, mentre nella seconda altri 88 grammi in due contenitori. Ad essere trovate in casa, anche sei piantine in vaso, dell'altezza di circa 5 centimetri. Insieme, però, pure tutti gli strumenti per la produzione, oltre che per la coltivazione, fra i quali un bilancino di precisione, sacchetti, macchina per il sottovuoto e barattoli vari. Tutti elementi che, in fase di indagini preliminari, non hanno avuto un peso nell'ascrivere all'uomo il reato di spaccio.

Per il gip Enrico Borrelli, infatti, il bilancino non può essere considerato un «elemento sufficiente ed univoco», mentre sul confezionamento si tratta di «metodi di conservazione». Rispetto alle piante coltivate, sarebbe stato impossibile prevedere se tutte fossero fiorite o meno e in che quantità.

Il gip, dunque, aveva convalidato l'arresto, rigettando, però, la richiesta di applicazione di una misura cautelare richiesta dal pubblico ministero. Il caso era arrivato davanti al gup, dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura che aveva chiesto una pena di un anno e 8 mesi di reclusione. L'uomo, assistito dall'avvocata Ingrid Avancini, aveva optato per il rito abbreviato. Pochi giorni fa il verdetto: assolto. La difesa è riuscita a dimostrare che l'uso era solo ai fini personali.