TRENTO. È terminata con un patteggiamento a un anno e otto mesi la vicenda del 33enne, padre di tre bambini, che piazzava il proprio cellulare con videocamera accesa nei bagni di strutture pubbliche e dei centri sportivi e commerciali per riprendere minori e adulti.

Nella memoria dei tre smartphone in suo possesso è stato trovato un ingente quantitativo di immagini soprattutto di bambini e ragazzini. Nei giorni scorsi il procedimento si è chiuso davanti al gup Enrico Borrelli. La pena è sospesa. Ad accorgersi di cosa stava accadendo, era stata una mamma che aveva trovato un telefonino nel bagno di una struttura del capoluogo che in quel giorno - era la primavera del 2025 - veniva utilizzata come spogliatoio per una gara di ciclismo.

La donna aveva consegnato il cellulare agli organizzatori della manifestazione. Immediata la richiesta di intervento delle forze dell'ordine. Tutto ciò era avvenuto sotto gli occhi del 33enne, che non si trovava molto distante dai bagni e dunque si era reso conto che il suo subdolo "trucchetto" era stato scoperto. A quel punto era intervenuto reclamando l'immediata restituzione del dispositivo, ma la polizia non solo aveva trattenuto il cellulare trovato in bagno, ma si era fatta consegnare anche gli altri due telefonini che l'uomo aveva nella sua disponibilità. Erano stati subito verificati in preview i contenuti della galleria: immagini inequivocabili che ritraevano parti intime di qualche adulto, ma soprattutto di bambine e bambini. Successivi accertamenti tecnici avevano permesso di scoprire centinaia di registrazioni rubate a partire dal 2022.

I dispositivi, come ricostruito dagli inquirenti, venivano lasciati nei bagni o nei camerini e poi controllati da remoto. L'indagine della squadra mobile, coordinata dalla pm Ottavia Ciccarelli, aveva portato all'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'uomo, di origine straniera e da anni residente in Trentino, operaio, nell'autunno scorso era finito in cella con l'accusa di produzione e detenzione di materiale pedopornografico. Sentito dal giudice nell'interrogatorio di garanzia aveva dato la sua versione dei fatti. Ha poi deciso di accordarsi con la procura per la pena. La scorsa settimana è arrivata la ratifica del giudice: sì al patteggiamento a un anno e otto mesi.