TRENTO. Il Trentino da oggi è più povero, e perde una grande personalità: è morto Paolo Bari, 68 anni, uomo che non amava i riflettori ma ha pervaso con la sua rettitudine e grandezza d’animo molti settori della nostra società. Giocatore e dirigente di basket, insegnante, giornalista, studioso di filosofia e storia, intellettuale ed anarchico pacifista.

Non basta un elenco di sostantivi per definire la figura di Bari. Perché è stato soprattutto un uomo buono, intelligente, che non ha mai accettato compromessi e non è mai stato – neanche per un minuto – un opportunista.

Bari aveva studiato prima filosofia, poi storia contemporanea, ottenendo due lauree magistrali. Come storico, ha indagato per tutta la vita soprattutto la vicenda risorgimentale dei “Ventuno”, e la storia dell’anarchismo in Trentino, alla quale intendeva dedicare una mostra a cui stava lavorando.

E’ stato anche in mezzo agli “ultimi”: per sua scelta, fin dall’inizio della carriera da docente, aveva voluto fare scuola alle serali, ai lavoratori che volevano ottenere la Terza Media, poi agli stranieri, ed ai carcerati. L’attenzione agli “ultimi”, in definitiva, è sempre stata la sua linea guida. Senza compromessi e comodità.

Nel 2019 la federazione Pallacanestro lo aveva insignito del premio alla carriera per “la disponibilità e la dedizione per il basket che ha dimostrato negli anni quale dirigente della società Cus Trento”.

Bari aveva giocato nella gloriosa Dolomiti basket, da ragazzino. Poi passò all’Orione, e per un periodo al Rangoni e infine approdò al Cus Trento come giocatore. Poi come dirigente. 

Bari verrà sepolto con una cerimonia in forma privata. Lascia la moglie Flavia, i fratelli Antonio, Francesco, e la sorella Marinella.