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TRENTO. Da gennaio a novembre 2025 le vittime sul lavoro sono state in Italia 1.010, dieci in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Di queste, 735 sono morte in occasione di lavoro e 275 in itinere, lungo il tragitto casa-lavoro. Un bilancio che conferma la gravità della situazione e che vede oltre metà del Paese collocata nelle fasce di rischio più elevate, tra zona rossa e arancione, secondo la mappa dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega.
Le regioni con il maggior numero assoluto di decessi in occasione di lavoro sono Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte e Sicilia. Guardando invece all’incidenza, il quadro cambia e penalizza soprattutto il Sud: Basilicata, Umbria, Puglia, Sicilia e Campania superano del 25% la media nazionale. In zona arancione rientrano anche Trentino-Alto Adige, Veneto e Piemonte, mentre poche regioni restano in fascia bianca.
Trento si trova al 74° posto nella statistica per incidenza degli infortuni mortali, con un indice di incidenza sugli occupati pari 24 (6 casi totali su oltre 250mila occupati). Siamo dunque nella fascia gialla, con un’incidenza inferiore alla media nazionale (meglio fanno solo le province in fascia bianca), lontani dalle fasce arancioni (dove invece troviamo Bolzano, con un indice di incidenza ben superiore a Trento e pari a 38,3) e rossa (indice sopra quota 40).
Il settore più colpito è quello delle Costruzioni, con 133 morti in occasione di lavoro, seguito da Attività manifatturiere e Trasporti e magazzinaggio. L’analisi per età mostra come il rischio aumenti con l’avanzare degli anni: l’incidenza più elevata riguarda gli over 65, ma numericamente le vittime maggiori si concentrano tra i 55 e i 64 anni. Il lunedì e il venerdì risultano i giorni più pericolosi della settimana.
Preoccupano anche i dati su donne e lavoratori stranieri. Le donne decedute sono 84, con un forte aumento delle vittime in itinere. Gli stranieri rappresentano quasi una vittima su quattro e registrano un rischio di morte più che doppio rispetto agli italiani. Nel frattempo crescono anche le denunce di infortunio, salite a 550.948 nei primi undici mesi, segnale di un fenomeno che continua a pesare sul sistema produttivo e sulla sicurezza dei lavoratori.


