TRENTO. «Profonda tristezza per la morte di Silvio Berlusconi, protagonista negli ultimi 30 anni di lunghe stagioni della politica italiana e delle istituzioni repubblicane» viene anche dal mondo imprenditoriale trentino. A farsi carico di esprimere il pensiero degli industriali è il presidente Fausto Manzana. «Ha cambiato il modo di intendere l'imprenditoria e la politica, per decifrare l'Italia di oggi non si potrà di certo ignorare la sua figura. A fronte della triste notizia, Confindustria Trento esprime un sincero cordoglio alla famiglia e a tutti i collaboratori delle sue aziende».

«Al di là del pensiero che ognuno di noi può avere, di sicuro Berlusconi è stato un personaggio straordinario dal punto di vista imprenditoriale e politico. Ho avuto il piacere di incontrarlo diverse volte in Confcommercio a Roma e anche di pranzare con lui» ricorda Giovanni Bort, in rappresentanza del Comitato imprenditori. «Ricordo che una volta ad un giornalista che voleva intervistarlo disse: “Prima di parlare con me si allacci la giacca”».

«Nel bene e nel male ha segnato la storia del nostro Paese e, prima con le sue aziende televisive, successivamente con la sua discesa in campo nell’agone politico nazionale ha segnato di fatto una cesura con il nostro passato» affermano i segretari di Cgil e Cisl Andrea Grosselli e Michele Bezzi. «Ricordiamo però i suoi governi più per le mancate riforme che per i successi. Senza dimenticare le molte ombre che hanno segnato il suo percorso e che lo hanno visto pluri-imputato, per corruzioni, mafia, frode e evasione fiscale. Con lui, almeno dal nostro punto di vista, si è dato avvio ad un processo di declino della politica italiana, con uno sbilanciamento sempre più marcato sull’immagine del leader piuttosto che sulle scelte. Il punto centrale di questa involuzione è nell’invertire il rapporto tra interesse pubblico e interesse privato».

«Berlusconi ha declinato questa sua “filosofia” nel piegare le leggi del Paese ai suoi interessi personali e a quelle della sua azienda, con una spregiudicatezza che non si era mai vista in Italia. Per quanto riguarda il mondo del lavoro è storia nota che Berlusconi non avesse “in simpatia” il sindacato e gli stessi diritti conquistati con le lotte dei lavoratori erano per lui qualcosa di vecchio, stantio, da rimuovere. Mentre la promessa di creare un milione di posti di lavoro, con cui impressionò e convinse moltissimi italiani, rimase nient’altro che uno spot ben azzeccato».