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TRENTO. Lei lo ha denunciato per stalking, maltrattamenti fisici e psicologici, violenza sessuale e sequestro di persona. Lui nega fermamente, convinto che le accuse a suo carico siano legate alla causa civile per l'affidamento del figlio. È una vicenda controversa quella arrivata ieri in aula, davanti al collegio presieduto dal giudice Rocco Valeggia.
Imputato un 28enne originario dell'area balcanica e residente da anni in Trentino, che dall'estate scorsa ha il divieto di avvicinamento alla ex compagna e al figlio. Ha deciso di difendersi in dibattimento: «Non sono un violento» continua a ripetere agli avvocati Monica Cappello e Paolo Chiariello, che lo difendono nel procedimento penale. È stata la sua ex convivente, nonché madre del suo bimbo, a portarlo in tribunale con accuse gravissime. A partire dalle condotte vessatorie, iniziate quattro anni fa per motivi religiosi: lei, cattolica, avrebbe voluto battezzare il figlioletto, mentre lui pretendeva di crescerlo secondo i precetti della chiesa ortodossa.
Se la compagna non "obbediva" alle indicazioni di lui in merito all'educazione del bimbo arrivavano le minacce: «Faccio un incidente in auto così uccido te, il bambino e muoio pure io», «Devi morire, la tua famiglia la pagherà, con 20mila euro ti sistemo» le diceva.Il consumo di alcol e di stupefacenti da parte dell'imputato non migliorava di certo i rapporti familiari, facendo aumentare l'ira e la gelosia. La vittima ha raccontato che quando era incinta era stata presa per il collo, fatta cadere a terra, colpita con sberle e pugni fino a quasi perdere i sensi, e ciò solo perché aveva ricevuto un messaggio da parte di un amico. In quella circostanza era stata chiusa a chiave in un stanza affinché non potesse chiedere aiuto: di qui l'accusa al 28enne di sequestro di persona. Alla proposta di affidarsi ad uno psicologo per avere un aiuto nella gestione delle conflittualità in famiglia, il giovane si sarebbe rifiutato.
Nel periodo della convivenza l'imputato avrebbe costretto la compagna anche a subìre rapporti sessuali. In presenza del figlioletto le avrebbe sputato contro più volte e in una occasione, accusandola di essere una cattiva madre, aveva fatto irruzione nel ristorante in cui lei lavorava, insultandola perché in quel momento stava mangiando assieme al datore di lavoro. Gli atti persecutori sarebbero iniziati quando l'imputato era stato costretto a lasciare la casa familiare, l'estate scorsa, a seguito della denuncia. La vittima, assistita dall'avvocato Giuliano Valer, aveva raccontato ai carabinieri di aver ricevuto messaggi vocali con insulti, ma anche immagini mandate dall'ex per mostrarle che la stava tenendo d'occhio e che controllava i suoi spostamenti. Il materiale, contenuto in una chiavetta Usb, è agli atti.
«Messaggi deliranti e intrisi di gravi offese e minacce» è stato evidenziato dal giudice che ha applicato la misura cautelare del divieto di avvicinamento, disponendo per il giovane il braccialetto elettronico. L'imputato respinge le accuse. L'udienza è stata rinviata a luglio. L'intenzione della vittima è di costituirsi parte civile.


