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TRENTO. “Sui migranti serve realismo, non semplificazioni: predicare è diverso dal governare.” È la posizione espressa dai consiglieri provinciali Claudio Cia, Walter Kaswalder e Luca Guglielmi, che in una nota replicano alle parole dell’arcivescovo di Trento Lauro Tisi. Durante l’omelia per la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, Tisi aveva definito i migranti “la nostra salvezza” e i Cpr “una tragedia”.
I tre consiglieri invitano la Chiesa a mantenere il proprio ruolo sul piano dei valori, evitando però di ridurre temi complessi a letture emotive. “Il richiamo alla dignità della persona è fondamentale – osservano – ma non può trasformarsi in una narrazione che finisce per mettere sotto accusa cittadini e istituzioni”.
Nel mirino, in particolare, le affermazioni sui migranti trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio. Secondo Cia, Kaswalder e Guglielmi, sostenere che questi “ci tengono in piedi” e arrivare a chiedere loro “perdono” significa oltrepassare il piano spirituale, entrando in quello politico con una visione ritenuta semplificata e poco aderente alla realtà.
“La dignità umana non è in discussione – prosegue la nota – ma non può essere evocata ignorando il tema della legalità”. I Cpr vengono definiti strumenti previsti dall’ordinamento per gestire situazioni di irregolarità: se ne possono discutere efficacia e modalità, ma non si può negare il problema o ridurlo a una colpa collettiva.
I consiglieri criticano inoltre quella che definiscono una lettura “prevalentemente sentimentale”, che rischia di contrapporre istituzioni e cittadini. “Governare significa assumersi responsabilità, fare scelte e mantenere equilibrio tra umanità, sicurezza e coesione sociale”, sottolineano.
Infine, l’invito alla Chiesa a non perdere la propria specificità: “Svolge un ruolo prezioso quando richiama solidarietà e fraternità, ma si indebolisce quando propone analisi semplificate di fenomeni complessi. I cittadini hanno bisogno di rispetto e risposte concrete, non di essere moralmente giudicati”.


