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TRENTO. «Il suo sorriso. Sì, il suo sorriso non le di«menticheremo mai. E lo ricorderemo sorridendo pure noi». La voce si incrina, gli occhi si arrossano. I compagni di classe della 4i hanno trovato la forza di varcare la soglia del cimitero: lì, nella camera mortuaria, vanno a trovare Giovanni.
Lo hanno fatto domenica, quando hanno saputo della sua scomparsa e si sono precipitati al Santa Chiara, e probabilmente andranno anche oggi a fargli visita, per un momento di preghiera, di silenzio, prima del funerale che verrà celebrato mercoledì alle ore 15 al cimitero di Trento, e dell'ultimo doloroso saluto.
Ieri pomeriggio, nel tepore del lunedì di Pasquetta, si sono ritrovati in via Giusti e in silenzio si sono incamminati nel camposanto. Ragazze e ragazzi alla soglia della maggior età. C'è chi già ha festeggiato i 18 anni e chi deve aspettare ancora qualche mese; ancora giovanissimi e chiamati ad affrontare un dolore devastante: hanno perso un amico con cui hanno condiviso quattro anni di liceo e di vita, le ore di studio prima delle prove in classe, la tensione per l'interrogazione, e anche il periodo del lockdown e di contatti solo via web.
Al dolore rispondono con compostezza. «Giovanni era un'anima pura» ricordano. Amava la montagna, ma non i social. «No, non aveva un suo profilo» aggiungono i ragazzi. Niente fronzoli, pochissime foto condivise, solo il necessario. «Perché lui era unico, aveva la passione per la vita, per la montagna, per l'arrampicata. Sorrideva ed andava avanti, tranquillo, senza mai lamentarsi».
Come sul sentiero, con il passo del montanaro: si percorre piano il cammino, dando una mano a chi ci è vicino. Così era Giovanni. «Era forse l'unico fra noi a non lamentarsi mai. Magari non era il migliore, ma si impegnava tanto. Viveva il momento, era in grado di trovare le giuste parole e comprendere quando era giusto intervenire e quando no. Sapeva mettere un elegante silenzio davanti al rumore generale». Sorrideva e faceva sorridere i compagni di classe.
«Vi ricordate con il prof di inglese? Quando veniva interrogato parlava sempre di arrampicata, di quelle cose che lui conosceva bene. Perché Giovanni adorava ciò che faceva e per questo lo ricorderemo sempre con un sorriso».
Si arriva ad un punto in cui è difficile trattenere i singhiozzi. Eppure i ragazzi stanno dando prova di reagire con maturità al lutto. Uniti si sorreggono gli uni agli altri, nel ricordo di Giovanni. Il loro amico, scomparso mentre arrampicava, mentre stava facendo ciò che più gli piaceva al mondo, sarebbe stato il primo a tendere loro una mano, a offrire il suo abbraccio.
«Amichevole e generoso» lo ricordano in un pensiero congiunto la docente di italiano Claudia Dinale ed i ragazzi della 4i. «Giovanni aveva un grande amore per la natura - evidenziano - si faceva voler bene per la sua anima pura, per la sua delicatezza, per la sua silenziosa gentilezza e la sua attenzione nel mettere a proprio agio le persone che lo circondavano. Era disponibile con tutti e non lasciava mai indietro nessuno; era capace di aiutare gli altri con umiltà, senza farli sentire in difetto, e il suo sorriso sereno trasmetteva tranquillità».
L'insegnamento della montagna applicato alla sua breve, brevissima vita: quando si è in parete il tuo compagno diventa il tuo punto di riferimento. E così Giovanni, nella quotidianità, non si tirava indietro se si accorgeva che qualcuno era in difficoltà.
«Siamo tutti profondamente scossi. È una tragedia che lascia senza parole» aggiunge la dirigente del liceo Da Vinci, Tiziana Rossi.
Giovedì, al rientro dei ragazzi a scuola, un banco rimarrà vuoto: solo una settimana prima Giovanni era lì, in classe, per l'ultimo giorno di lezione prima della pausa pasquale. il suo saluto ai compagni è stato il suo addio.


