TRENTO. Il giorno in cui sarebbe avvenuto l'episodio di palpeggiamento, all'interno di una struttura dell'Azienda sanitaria e ai danni di una operatrice sociosanitaria, il medico indagato non si trovava in servizio: «Ero in ferie» ha detto al giudice per le indagini preliminari nell'interrogatorio di garanzia durato un'ora, lunedì scorso. «Siamo di fronte a una situazione che va attentamente valutata» precisa cautamente il suo difensore, l'avvocato Stefano Daldoss.

Intanto la strada si fa sempre più in salita: il gip ha accolto la richiesta della procura e applicato la misura interdittiva della sospensione da pubblico servizio, nello specifico l'indagato non potrà esercitare la professione medica per dodici mesi.

I procedimenti aperti sono dunque due: quello disciplinare dell'Azienda sanitaria e quello penale per violenza sessuale, partito grazie alla denuncia della vittima. Se prima di ieri il medico risultava sospeso fino all'esito del procedimento penale per decisione del datore di lavoro, ossia Apss, ora è il giudice a dare lo stop per 12 mesi. Il medico non sarà più inserito nei turni ma, come previsto dal contratto di lavoro, percepirà il 50% della retribuzione base.

La decisione del gip è stata notificata ieri pomeriggio all'indagato e al suo avvocato, il quale evidenzia che «le esigenze cautelari potevano non esserci nella misura in cui c'era già una sospensione decisa dall'Azienda sanitaria». Di diverso parere, evidentemente, è stata la procura che aveva ritenuto sussistente il pericolo di reiterazione del reato, qualora il medico fosse tornato al lavoro, a contatto con pazienti e colleghe, con necessità di un intervento ben definito e non solo interno dell'Apss. Il pubblico ministero titolare del fascicolo - aperto come "Codice rosso" e dunque, trattato con un iter più veloce - nella richiesta al gip della misura cautelare aveva tenuto conto di ciò che era emerso dalle indagini, ossia della tendenza del medico a battute a sfondo erotico e sessuale, dell'indole irascibile e di atteggiamenti che alcuni testimoni hanno definito come "sessisti".

Il medico, 58 anni, è da tempo in servizio presso l'Azienda sanitaria trentina e il suo curriculum professionale è senza macchia: «Il mio assistito non ha mai avuto problemi analoghi a quelli oggi contestati, aventi natura di molestie sessuali nei confronti di colleghi o personale sanitario - precisa l'avvocato Daldoss - In passato ci sono stati procedimenti disciplinari, ma mai alcun provvedimento a suo carico. Nel caso ora contestato, cercheremo di accertare nel modo più sereno e completo i fatti: al di là della data in cui sarebbe avvenuto l'episodio, posto che quel giorno il medico era in ferie perché aveva il figlio malato, ritengo che non siamo di fronte a un caso così lineare».Ma. Vi.