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TRENTO. Un’indagine durata oltre un anno, centinaia di cessioni di droga documentate e una rete di presunti spacciatori attiva in diverse località del Trentino. È il quadro emerso dall’operazione «Plata 2025», condotta dai carabinieri della Compagnia di Borgo Valsugana e coordinata dalla Procura di Trento, culminata nella mattinata di martedì 20 ottobre con l’esecuzione di 26 misure cautelari. Gli interventi hanno interessato il Trentino, la provincia di Brescia e la Germania, nell’ambito di un’inchiesta che riguarda il traffico di stupefacenti, il commercio illegale di sostanze dopanti e i furti in abitazione.
I provvedimenti, emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento su richiesta della Procura, riguardano 23 uomini e tre donne, di cui 14 cittadini stranieri. Le persone coinvolte sono indagate, a vario titolo, per traffico e detenzione di droga ai fini di spaccio, anche in quantitativi rilevanti, approvvigionamento e detenzione di sostanze dopanti destinate alla vendita illecita e concorso in furti in abitazione.
Le investigazioni sono state condotte dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Borgo Valsugana tra maggio 2025 e giugno 2026, attraverso pedinamenti, osservazioni, intercettazioni e ulteriori attività tecniche. Gli accertamenti avrebbero permesso di ricostruire il funzionamento di una rete composta da cittadini italiani e stranieri residenti in Valsugana e in altre zone della provincia.
Il gruppo si sarebbe occupato soprattutto della distribuzione di cocaina e hashish, con approvvigionamenti prevalentemente dalla Lombardia. La droga veniva trasportata periodicamente in Trentino da corrieri oppure dagli stessi presunti spacciatori, anche utilizzando auto a noleggio.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la rete avrebbe rifornito con continuità circa cento consumatori, uomini e donne appartenenti a diverse fasce d’età e contesti sociali, compresi minorenni di età superiore ai 14 anni. Le cessioni avrebbero interessato soprattutto Borgo Valsugana, Levico Terme, Caldonazzo e Pergine Valsugana, oltre a Trento e Rovereto.
Nel corso delle indagini sono stati sequestrati complessivamente 5,5 chilogrammi di cocaina, 12 chilogrammi di hashish, cinque armi da fuoco risultate provento di furti in abitazione e 12 mila euro in contanti. Gli investigatori hanno inoltre documentato circa 800 cessioni di sostanze stupefacenti.
Un filone dell’inchiesta ha riguardato anche la commercializzazione clandestina di prodotti dopanti. Lo scorso maggio, durante una perquisizione, i militari avevano trovato un ingente quantitativo di preparati acquistati illegalmente online e privi dell’autorizzazione all’immissione in commercio. Secondo gli accertamenti, le sostanze sarebbero state destinate alla rivendita a clienti della zona.
Tra i prodotti sequestrati figurano 29 tipologie di preparati, tra cui steroidi anabolizzanti orali e iniettabili, testosterone e altre sostanze, oltre a fiale anonime commercializzate come ormone della crescita e farmaci accessori. Per eludere i controlli, i pacchi sarebbero stati spediti indicando come mittente una ditta di manutenzione degli ascensori del Sud Italia e consegnati a un indirizzo diverso da quello dell’indagato, che li avrebbe poi ritirati personalmente.
Prima dell’operazione del 20 ottobre, l’attività investigativa aveva già portato all’arresto in flagranza di nove persone e alla denuncia di altre undici.
La fase esecutiva ha coinvolto complessivamente 140 militari, con il supporto del Nucleo elicotteri dei carabinieri di Bolzano, delle unità cinofile antidroga di Laives, della Guardia di finanza e della polizia locale di Trento. Le perquisizioni domiciliari hanno permesso di sequestrare ulteriori 400 grammi di sostanze stupefacenti, tra hashish, cocaina e ketamina, un altro quantitativo di anabolizzanti e 42.500 euro in contanti.
Resta fermo il principio della presunzione di innocenza: la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata con sentenza irrevocabile.


