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TRENTO. Matteo Rossaro è l’ideatore di due startup trentine innovative e ad alto impatto sociale. Ha trasformato esperienze concrete in soluzioni digitali a favore del territorio. Nascono così "Kmzero.io" e "Lotteria per il Sociale", due realtà dove l’innovazione non guarda solo al profitto, ma soprattutto alla valorizzazione del bene comune.
Potrebbe raccontarmi un po’ di lei e di come si è avvicinato al mondo imprenditoriale?
Certo. Io ho una formazione giuridica, ho studiato a Trento e ho sempre lavorato nel pubblico, ma contemporaneamente ho sviluppato collaborazioni nel privato, ho rivestito ruoli di ogni settore, ad esempio con il Comune, ma anche come presidente di un’associazione. Insomma, sono una persona abbastanza eclettica. Allo stesso modo, ho intravisto qua e là dei fabbisogni che ho provato a tramutare in qualche iniziativa. Tu l’hai chiamata imprenditoriale, sì, ma è tanto a impatto sociale in realtà, come poi si vedrà.
Ci racconta com’è nata l’idea di "Kmzero.io" questa piattaforma e di che cosa si tratta nello specifico?
Si tratta di idee nate da esperienze nate in un contesto in cui sarebbero potute essere utili. Per quanto riguarda kmzero.io, l’esperienza che ha portato alla nascita dell'idea è stata quella di essere amministratore in un piccolo comune. Ero assessore al turismo e ho pensato che, per valorizzare il territorio, la presenza di realtà locali, come i piccoli produttori, potesse trasmettere la realtà dell'eccellenza, con i loro prodotti e con il loro lavoro sul (e per il) territorio.
In che modo?
Hanno un ruolo essenziale nella tenuta, nella promozione e nella convivenza di una comunità: ho opensato che alcuni non avessero gli strumenti per farsi conoscere, alcuni erano "fuori dalle mappe", e, anche se per loro volontà o filosofia non vogliono essere sugli scaffali dei supermercati, chi vive o passa da quel territorio ha tutto l'interesse di conoscere queste realtà. Da qui l'idea di una web app (appunto kmzero.io) per promuovere i prodotti dell'agroalimentare. E' importante dare spazio a queste realtà, sono un tesoro, anche se spesso rimangono nascoste.
Qual è il funzionamento concreto dell'app?
Kmzero.io, in base a dove sei, geolocalizza i produttori attorno a te (quelli che collaborano con noi), ti propone i loro prodotti, ti racconta la loro storia, ti propone anche esperienze di degustazione e, in definitiva, ti aiuta a trovarli. Si possono visionare i prodotti, trovare informazioni sul produttore, completare un ordine e farlo trovare presso il produttore stesso o presso un luogo di raccolta, come un mercato contadino dove il produttore è solito proporre la sua merce.
Quali sono altre realtà coinvolte?
In questa collaborazione, ma anche nell’altra, ho avuto modo di coinvolgere una piccola azienda informatica trentina, la ENSY srls e per kmzero.io ho anche coinvolto la condotta di Slow Food Trentino Alto Adige e Alto Garda e anche Federico, che è un agricoltore della Val Lagarina, in modo che mi potesse dare una visione dall’interno. Poi ho ottenuto anche i contatti coi produttori, abbiamo fatto eventi, abbiamo raccolto diverse adesioni e siamo riusciti a creare questa web app che è attualmente funzionante.
Adesso abbiamo anche tante altre idee, ad esempio coinvolgere anche ristoratori o albergatori. Insomma, abbiamo tanta voglia di crescere.
Quali sono state le difficoltà iniziali per dare il via al progetto?
Un aspetto che caratterizza entrambe le startup è che sono autofinanziate. L’abbiamo creata senza volontà di far business a tutti i costi, pur avendole impostate in maniera scalare, siamo arrivati fin qui. All’inizio ci siamo fatti conoscere con altri progetti che hanno vocazioni simili alle nostre. Ci servirebbe qualche partner che investisse in marketing oppure un aiuto anche istituzionale per farci conoscere.
Per entrambi i progetti è sicuramente prezioso l’aiuto dell’università, offriamo delle posizioni di tirocinante ed è stimolante. Riceviamo degli ottimi feedback dagli studenti, che amano vedere da vicino queste start up e danno il loro contributo. Tante volte le nuove funzionalità vengono proprio da idee dei nostri collaboratori. E’ prezioso, perché negli anni si è instaurata una bella collaborazione.
Da parte delle istituzioni c'è stato un supporto?
Dall'esterno l'idea di avviare una startup sembra poter contare sul supporto della politica locale, tra assessori ed enti, ma in realtà è più difficile di così. Sia l'arrivare a certi tavoli, sia otterne delle risorse dagli stessi. Sicuramente partecipare a bandi per startup è un mezzo più facile: le iniziative d'impresa sono avventure che ti aiutano a crescere perché ti fanno vedere le cose da altri punti di vista. La tendenza, però, è quella di dare poco a tanti: è bene intraprendere iniziative per startup, ma con le aspettative del caso.
Qual è stata, invece, l’accoglienza da parte dei produttori locali contattati e conosciuti?
E’ stata accolta molto bene, soprattutto quando hanno capito che non ci muoveva nessun intento di business. Anzi, in entrambi i casi abbiamo mantenuto delle fee (pagamenti) solo per il sostentamento della piattaforma. Andiamo avanti proprio perché siamo mossi dalla voglia di aiutare il territorio, i produttori. C’è dietro voglia di creare impatto sociale, anche mettendoci del proprio.
Per quanto riguarda invece l’altra start up, Lotteria per il Sociale, ci può spiegare come funziona concretamente?
Lotteria per il Sociale è una vetrina virtuale delle lotterie che organizzano le associazioni e gli enti del terzo settore. Tutto nasce da una mia esperienza come presidente di un’associazione sportiva.
Ci dica di più.
Fra le varie cose il presidente cosa fa? Fa discorsi alla squadra, fa discorsi alla fine dell’anno, tira le somme… Ma di fatto raccoglie fondi per alimentare le attività dell’associazione. Fra le tante iniziative di fundraising che avevamo organizzato, avevamo anche esplorato il fatto che la legge italiana consente agli enti del terzo settore di organizzare lotterie, le cosiddette “manifestazioni di sorte locale” e di raccogliere fino a cinquantunmila euro per ogni lotteria. Un’opportunità importante.
All’epoca ci stavamo scontrando con alcune barriere, soprattutto perché imparare come organizzare una lotteria non è affatto semplice. Inoltre, nel 2020/21 c’era stata la pandemia e quindi pensavamo sarebbe stato opportuno inserire degli elementi digitali. E poi con strumenti digitali, ti dirò, si possono creare delle relazioni umane. Ci siamo quindi inventati questa piattaforma, che è un sito web che ospita la vetrina delle lotterie proposte dalle associazioni.
E poi?
E poi abbiamo visto che si creano tante situazioni win-win, che portano benefici ad entrambe le parti. Ad esempio, nella prima lotteria un’azienda ha donato uno scooter elettrico per farsi conoscere; un’associazione voleva raccogliere fondi per comprare delle biciclette per gli ospiti della loro cooperativa sociale, persone con disabilità, e ha organizzato una lotteria.
Questa associazione ha quindi raccolto fondi, ha premiato un fortunato vincitore, ha pubblicizzato il prodotto e ha fatto sentire più comunità chi ha aiutato a raggiungere questo risultato. Da lì in poi siamo partiti con lotterie anche nel resto d’Italia e abbiamo aiutato a raccogliere finora più di 106 mila euro. Tutto il denaro va, ovviamente, direttamente nelle casse delle associazioni, perché vogliamo perseguire un impatto sociale.
Siccome il mondo delle start up corre veloce, abbiamo già delle novità. Lo scorso febbraio abbiamo concluso il percorso Trentino Start Up Valley, arrivando secondi nella categoria start up a impatto sociale, e adesso stiamo lanciando un nuovo portale. Stiamo evolvendo per cercare di dare qualche strumento in più anche a chi fa lotterie cartacee.
Ad esempio un biglietto cartaceo con un QR code che consenta di registrarlo potrebbe aiutare a creare relazioni tra chi vuole sostenere una causa sociale e chi poi amministra un’associazione che cerca fondi. Creiamo queste sinergie anche nei confronti del tessuto economico sociale perché, appunto, chi vuole può donare beni e servizi che diventano premi delle lotterie.
Come si coniuga l’aspetto ludico della lotteria con l’obiettivo della solidarietà?
Ti faccio degli esempi pratici. Chi organizza una lotteria vuole raccogliere fondi e, come molte associazioni, i fondi sono per delle cause nobilissime. Ad esempio l’ultima è un’associazione di Cosenza che vuole raccogliere fondi per creare un pastificio inclusivo che consenta a persone con varie difficoltà di imparare un lavoro e trovare dei nuovi canali per l’inserimento nella società. Hanno creato varie iniziative di fundraising, tra cui proprio una lotteria. Chi vuole, nella provincia di Cosenza può acquistare un biglietto che poi riceve direttamente via mail, aiutando l’associazione a far partire questo progetto.
Le iniziative sono tutte di questo tenore: sono progetti importanti per persone svantaggiate, con bisogni speciali. La lotteria precedente aveva aiutato dei ragazzi africani ad intraprendere un percorso di studio. Sono tutte cause veramente bellissime e noi cerchiamo di sostenerle agevolando chi vuole donare. L’aspetto ludico è che c’è chi vince: ci sono dei premi, tante volte messi in palio da imprenditori locali, ma alla fine tutti sono felici e i più fortunati - sperando non siano sempre gli stessi - si portano a casa anche un premio.
C’è una selezione delle associazioni che possono partecipare con delle lotterie?
La selezione è naturale, perché la lotteria può organizzarla solo un ente del terzo settore e, in teoria, il terzo settore persegue fini sociali. Per cui direi di no. Che siano per scopi culturali, sportivi o, come la maggior parte, prettamente sociali, sono tutte cause bellissime. Noi cerchiamo di aiutarli come possiamo.
Quali sono i prossimi passi o sogni nel cassetto per le sue iniziative?
Mi piacerebbe che crescessero in maniera importante. Come dicevo prima, le abbiamo impostate in maniera scalare: se i volumi aumentassero abbiamo pensato a degli automatismi per cui la pagina della lotteria che oggi facciamo noi, un domani la possa fare l’amministratore della lotteria dell’associazione, in autonomia.
Possiamo farlo, purtroppo conta però in entrambi i progetti il fatto che, oggigiorno, se non fai un grande investimento di marketing, è difficile farsi conoscere. Noi vogliamo aiutare i produttori agricoli a farsi conoscere e le associazioni a raccogliere fondi; ci piacerebbe un "business angel" che apprezzasse le nostre iniziative e che volesse aiutarci a crescere.
Che consiglio darebbe a chi vuole mettersi in gioco in questo modo e creare qualcosa di utile per la comunità e il territorio?
Io incoraggerei tutti, sinceramente, perché è semplice. Bisognerebbe partire in maniera analitica, facendo dei ragionamenti, ma in realtà anche cominciare solo col cuore. Anche perché si creano relazioni che ci consentono di crescere.
I primi passi possono essere, appunto, l’esporre in maniera analitica la propria idea, fare un Pitch (una breve - e convincente presentazione, ndr) e presentarlo. Ci sono tantissime iniziative che partono da una semplice idea e poi aiutano a fare dei ragionamenti su qual è il tuo team, qual è la professionalità che ti manca, quanto vale la tua idea, qual è il tuo mercato…
La stessa Università di Trento, con la School of Innovation, lo fa: ci sono dei bellissimi percorsi in cui ti aiutano a sviluppare le idee. Io consiglierei di partecipare anche alle giornate conclusive di quei percorsi, per vedere i progetti fatti da altri, per capire come si arriva in fondo. Vedere un punto di arrivo può aiutare chi vuole partire, secondo me.


