TRENTO. Ottant’anni dopo la firma dell’Accordo di Parigi, il Trentino-Alto Adige celebra il patto che pose le basi per una nuova convivenza tra i gruppi linguistici e per il successivo sviluppo dell’Autonomia. A ricordare l’intesa De Gasperi-Gruber, siglata il 5 settembre 1946, sono stati il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente austriaco Alexander Van der Bellen, protagonisti delle cerimonie prima a Merano e poi a Trento.

«L’intesa di Parigi fu il risultato di una lungimirante volontà di due statisti che, dinanzi all’immane tragedia della Seconda guerra mondiale, seppero individuare una soluzione innovativa e coraggiosa alla questione dell’Alto Adige/Südtirol», ha sottolineato Mattarella. Il Capo dello Stato ha ricordato il principio affermato dall’accordo e poi ribadito dalla Costituzione italiana: «Non si è “allogeni”, stranieri, a casa propria».

Da Van der Bellen è arrivato invece il richiamo al percorso compiuto negli ultimi ottant’anni: «La collaborazione tra Vienna e Roma è amichevole e produttiva come mai». Secondo il presidente austriaco, sono stati gli altoatesini a costruire nel corso dei decenni la convivenza pacifica, «scegliendo la via del buonsenso, ponendo quello che unisce sopra quello che divide». 

Nel pomeriggio, al Teatro Sociale di Trento, Mattarella ha allargato lo sguardo al rapporto tra Autonomia e democrazia. «Repubblica e autonomie, e tra esse quelle speciali, sono legate strettamente fra loro e hanno nutrito e contrassegnato lo sviluppo della democrazia italiana», ha detto, ricordando anche il contributo del Trentino attraverso la figura di Alcide De Gasperi, «che ha aperto la strada verso orizzonti nuovi». 

Il presidente ha affrontato anche il tema della crescente astensione dal voto e della sfiducia nei confronti della partecipazione democratica. Una tendenza che, ha osservato, può essere contrastata attraverso esempi di «autentica abnegazione» e con una maggiore attenzione delle istituzioni alle esigenze e alle attese dei cittadini. 

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A indicare nell’Autonomia uno strumento rivolto anche al futuro sono stati infine i presidenti delle Province autonome. Arno Kompatscher ha invitato a «essere aperti e gettare ponti, essere una piccola Europa in Europa». Maurizio Fugatti ha parlato invece di un’Autonomia che «non è soltanto un insieme di competenze e risorse», ma soprattutto «responsabilità verso i cittadini e verso le generazioni che verranno».