TRENTO. Chiudere il ciclo dei rifiuti in Trentino è diventata una priorità per la Provincia Autonoma di Trento e alcuni stanno avendo dei ripensamenti, basta vedere il dietrofront di Coldiretti ora più verso il sì alla costruzione di un inceneritore. Per realizzare l'impianto però servono studi più approfonditi e valutazioni sull'impatto economico e ambientale, perché realizzare un termovalorizzatore ha un costo (non indifferente) e bisogna capire quanto sarà vantaggiosa o meno questa spesa. La raccolta differenziata a Trento è arrivata all'83% e un impianto potrebbe rischiare di ridurre il comportamento virtuoso dei trentini, osservando il vicino Alto Adige che possiede un termovalorizzatore a Bolzano, si può notare una percentuale di raccolta differenziata più bassa intorno al 70%.

Studi e analisi sono già in corso d'opera e l'Università di Trento congiuntamente ad Appa sta lavorando ad un progetto particolare. Ad occuparsene in prima persona è il professore Marco Tubino del Dicam di Trento.

Professore, a cosa sta lavorando?

«C'è uno studio in corso, siamo arrivati ad una consegna intermedia al momento. L'idea di base è costruire una mappatura del territorio trentino, più approfonditamente sulla Valle dell'Adige, per valutare le condizioni più o meno favorevoli per la diluizione degli inquinanti nell'atmosfera».

Quali sono queste valutazioni?

«I fattori sono tanti come quelli meteorologici o l'orografia della valle. Noi stiamo costruendo un modello per indicare i luoghi più favorevoli alla costruzione di un impianto. Nella seconda fase ci sarà una taratura più specifica per capire se è possibile intervenire sui risultati e modificare alcuni parametri senza pregiudicare la salute dell'ambiente».

Ischia Podetti è il posto giusto per un inceneritore?

«Ischia Podetti dà delle buone garanzie rispetto agli altri siti individuati. Nel progetto bisogna considerare non solo la quota fisica del "camino" dell'impianto, ma anche il modo in cui il processo industriale gestisce i fumi e quanto crescono di temperatura quando escono nell'atmosfera. Va trovato il giusto bilancio tra il vantaggio ambientale che si ha recuperando calore e la necessità di raffreddare i fumi perché più è alta la temperatura di uscita maggiore è la fuoriuscita degli inquinanti».

La raccolta differenziata non è più sufficiente?

«I numeri certificano una grande efficienza dei cittadini. Ma trovare una soluzione penso sia necessario per il futuro, le discariche sono la peggiore eredità che possiamo lasciare ai nostri figli. Serve avere una visione laica: il problema esiste, le discariche sono sature, il Trentino ha bisogno di chiudere il ciclo in casa».

C'è il rischio di una "regressione" del livello di raccolta "porta a porta"?

«Bisognerà raddoppiare gli sforzi. Se con l'impianto verrà mantenuto anche lo stesso livello di raccolta differenziata ci sarà un ritorno inevitabile. Faccio un esempio "idraulico". Per mitigare gli effetti alluvionali non basta spegnere la produzione di CO2 per risolvere immediatamente il problema. Da un certo punto di vista il discorso con l'inceneritore è simile, non risolverà subito il problema, ma sarà uno strumento molto utile per raggiungere l'obiettivo».

Ma l'impianto pensato dalla Provincia non è un po' grande?

«No, perché un impianto troppo piccolo non sarebbe economicamente sostenibile. Non trovi nessuno che lo progetti o lo gestisca. Continuare ad esportare i rifiuti non è più sostenibile. 20 anni fa in uno studio con il professor Marco Ragazzi avevamo abbozzato una prima ipotesi di un impianto che era grande il doppio di quello a cui si sta attualmente pensando. Tuttavia già ai tempi si notava che con un impianto si andrebbe ad avere una produzione di energia pari a circa 20 mila caldaie riducendo notevolmente l'inquinamento domestico».

Quindi un impianto è necessario?

«Sì, ci sono diverse soluzioni. Basta guardarsi intorno, la termovalorizzazione o la gassificazione, sono processi ormai maturi, gestiti con attenzione rispetto agli impatti che possono avere. Sicuramente per realizzare qualsiasi progetto servirà un impianto di teleriscaldamento».