TRENTO. Sono passati due anni circa dai fatti e le vittime ricordano perfettamente lo shock, la paura, il forte disagio vissuto in quei minuti che sembravano non passare più: stavano tornando a casa sul mezzo pubblico quando quell'uomo – ieri presente in tribunale – si era seduto accanto ed aveva allungato le mani. Erano entrambe minorenni all'epoca dei fatti, ma hanno avuto la forza di reagire, di raccontare tutto e di far sì che il responsabile venisse identificato e denunciato.

È poi partito il processo: l'imputato, 86 anni, assistito all'avvocato Michele Busetti, deve difendersi dall'accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di minori. Ieri le due ragazze hanno parlato davanti al collegio presieduto dalla giudice Claudia Miori.

La più giovane aveva 14 anni quando è avvenuto il drammatico episodio. Ha raccontato che era sull'autobus, seduta vicino al finestrino con lo zaino appoggiato sulle gambe; l'uomo si era messo proprio accanto e, impedendole i movimenti, si era appoggiato a lei e con movimenti ripetuti la avrebbe sfiorata per poi toccare le parti intime in maniera insistente.

Lei, impaurita, si era messa a chattare con un'amica manifestandole il disagio che stava vivendo, poi aveva avvisato la madre con un messaggio ed era scesa dall'autobus alcune fermate prima. Le forze dell'ordine, subito avvisate, avevano tenuto sotto controllo il tragitto del mezzo e identificato il soggetto. Ieri i giudici del collegio hanno acquisito le copie della chat tra la vittima e l'amica.

La seconda testimonianza è stata della sedicenne molestata a bordo di un treno regionale: ha raccontato che l'imputato le aveva messo una mano sotto il soprabito, toccandole la coscia e l'inguine, e che si era fermato solo quando lei gli spostò la mano dicendogli di andare via.

In autunno è previsto l'esame dell'ottantenne, che continua a negare le accuse, spiegando che al massimo c'è stato un leggero contatto, uno sfioramento con le gambe quando lui si era seduto vicino alle ragazze. L'uomo ha scelto il dibattimento proprio per dimostrare la sua estraneità alle condotte contestate.