TRENTO. Sono state 263 le dimissioni volontarie di lavoratrici madri nei primi tre mesi del 2026, contro le 519 registrate nell’intero 2025 e le 440 del 2024. I dati del Servizio Lavoro della Provincia sono stati forniti dal vicepresidente Achille Spinelli rispondendo in Consiglio provinciale a un’interrogazione di Chiara Maule, di Campobase, sulle difficoltà di conciliare maternità e occupazione.

Per comprendere le ragioni che portano le donne a lasciare il lavoro, Spinelli ha concentrato l’analisi sul 2025, precisando che una modifica dei criteri ministeriali di rilevazione impedisce un confronto diretto delle motivazioni tra i diversi anni. Le 519 lavoratrici hanno indicato complessivamente 732 motivazioni, potendo quindi segnalare più di una causa.

La voce più frequente, con il 27,5%, riguarda le difficoltà nella gestione della cura dei figli: tra queste rientrano il mancato accoglimento al nido, l’assenza di familiari che possano fornire un aiuto e l’elevato costo dei servizi di assistenza. Seguono, con il 24%, i problemi legati a un’organizzazione del lavoro gravosa o difficilmente conciliabile con le esigenze familiari. Nel 22,3% delle motivazioni compare invece il passaggio a un’altra azienda.

Maule ha sottolineato come i numeri indichino una crescita delle donne che dopo la maternità lasciano, almeno temporaneamente, il lavoro. La consigliera ha chiesto alla Provincia di approfondire le cause del fenomeno e di rafforzare le politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro, anche alla luce delle difficoltà economiche per i nuclei che devono sostenersi con un solo reddito.