TRENTO. Accusata di abbandono di minori. Per una mamma un'accusa pesante dal punto di vista giudiziario, ma soprattutto psicologico. Tradotto in un linguaggio non giuridico nella mente di un genitore che spesso si sente in colpa anche quando non dovrebbe, significa non essere in grado di prendersi cura dei propri figli, non essere all'altezza. Ieri, in tribunale a Trento, il giudice ha assolto questa donna perché il fatto non costituisce reato. Tutto era partito dal fatto mentre lei stava mettendo a letto il figlio più piccolo, i due più grandi, di 7 e 5 anni, stavano giocando in cortile.

E fino a qui nessun problema. Peccato che i due abbiano pensato di prendere la loro bicicletta e allontanarsi. Non in paese, in val di Non dove vivono. Hanno deciso di improvvisarsi ciclisti professionisti. Hanno pedalato e pedalato per chilometri fino a quando sono stati notati e rintracciati dalla nonna materna.

Tutto bene quel che finisce bene? No, perché essendo che mamma e papà si erano separati e non in modo sereno, il marito ha denunciato la moglie per abbandono di minori appunto. Il fatto è accaduto nel 2020. Ovviamente la mamma, appena il piccolo si era addormentata, era scesa in giardino e resasi conto che gli altri due figli non c'erano più, aveva subito dato l'allarme. Nessuno poteva immaginare che i bambini erano riusciti ad andare così lontani in poco tempo. Ma dal paese avevano preso una strada in discesa, forse per raggiungere l'abitazione del padre.

Ma lì non erano arrivati. Avevano proseguito oltre. Secondo quanto ricostruito, alcuni conoscenti della nonna avevano avvisato la stessa di averli visti e così sono stati rintracciati a ben 12 chilometri di distanza. Nella circostanza erano stati allertati anche i carabinieri. Per quel che riguarda la mamma, dopo il grande spavento dovuto alla momentanea sparizione dei bambini e alla gioia per il loro ritrovamento, la beffa della denuncia da parte del marito e il processo per abbandono di minore. Durante il dibattimento sono stati sentiti i carabinieri intervenuti, l'assistente sociale e l'educatore della cooperativa di un centro diurno dove andava il maggiore dei ragazzini che avevano conosciuto il nucleo familiare in quel periodo.

Dopo la loro testimonianza il giudice ha assolto la madre, difesa dall'avvocato Andrea de Bertolini, per assoluta mancanza dell'elemento soggettivo ossia quell'atteggiamento (dolo o colpa) che lega la volontà dell'indagato al fatto criminoso. Un requisito fondamentale considerato che nessuno può essere punito senza coscienza e volontà.

Vero che i bambini erano stati lasciati in cortile da soli, ma erano soliti rispettare le regole che il genitore aveva dato loro: ossia non allontanarsi da soli, men che meno percorrere chilometri in bicicletta lungo una strada traffica senza avvisare nessuno. Da qui l'assoluzione e per la mamma la fine di un incubo durato cinque anni.