TRENTO. La giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rovereto, Consuelo Pasquali, ha rigettato la richiesta di archiviazione della Procura, e disposto ulteriori indagini per far luce su quale sia l'ufficio della Provincia di Trento competente per la gestione e la sicurezza delle acque del lago di Garda, nel punto in cui il 16 luglio 2024 annegarono Hanna Shabratska e Oleskii Shabratskyi, madre e figlio di 52 e 17 anni.
Lo stesso, e cioè quello in cui il torrente Varone si immette nel lago, in località Punta Lido, in cui il 12 agosto dello stesso anno morì Tarandeep Singh, 27 anni, che si era tuffato per soccorrere un bambino in difficoltà. E lo stesso dove sette mesi dopo venne istituito il divieto di balneazione.
Alla richiesta di archiviazione della Procura, che sul primo episodio aveva aperto un fascicolo per fatti non costituenti reato, si è opposto il compagno della donna, assistito dall'avvocato bolzanino Federico Fava, che ha presentato l'esito di una consulenza, affidata al professor Maurizio Righetti, ingegnere dell'università di Bolzano, nella quale è stato simulato l'effetto "vortice" che si crea per la differenza di densità tra l'acqua fredda del torrente e quella più calda del lago, e che trascina con sé il bagnante.

