TRENTO. L’abbattimento di un lupo in Lessinia, in un pascolo limitrofo a malga Boldera nel comune di Ala, continua a far discutere. E a sollevare reazioni si segno opposto. Le ultime in ordine di tempo sono quelle della associazione animalista LNDC Animal Protection e, sul fronte opposto, quella dell’europarlamentare di Forza Italia Flavio Tosi, che a Bruxelles si è a lungo impegnato per la revisione della direttiva Habitat che ha declassato la protezione della specie.

LNDC Animal Protection afferma che «l’uccisione di un lupo in Lessinia, avvenuto su ordine della Provincia di Trento e con l’assenso dell’ISPRA, segna una nuova pagina buia nella gestione della fauna selvatica in Italia. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, la decisione è stata presa in risposta ad alcuni episodi di predazione, ma con modalità che appaiono più come un gesto miope e vendicativo che come una misura realmente fondata su basi scientifiche. LNDC Animal Protection condanna con fermezza quanto accaduto, sottolineando come questa ennesima uccisione non risolve in alcun modo le problematiche legate alla convivenza tra predatori e attività umane. Al contrario, rappresenta solo una resa alle pressioni di interessi economici e di una politica locale che ha fatto dell’odio verso i grandi carnivori un cavallo di battaglia».

L’associazione attende l’esito dell’ennesima battaglia legale. «Lupo e orso sono specie protette e hanno un ruolo ecologico fondamentale. Decidere di uccidere un animale selvatico come ‘punizione’ per il suo comportamento naturale significa ignorare secoli di biologia e mettere a rischio l’equilibrio degli ecosistemi», dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. «È ancora più grave che ISPRA, ente tecnico che dovrebbe vigilare sulla tutela della biodiversità, abbia avallato una decisione tanto incomprensibile quanto pericolosa».

Di tutt’altro segno il commento di Flavio Tosi: «La soluzione sarebbe l’eradicazione della specie, perché la sua presenza non è compatibile con l’uomo. Ma se non è possibile l’eradicazione, quantomeno bisogna procedere a un numero di abbattimenti significativi, quindi non solo limitata a pochi esemplari. Altrimenti, come ha detto il professor Boitani, che su questo punto ha ragione, non sortirebbe alcun effetto pratico per la tutela degli allevamenti». Tosi indica la Francia come esempio: «Loro abbattono ogni anno dal 10 al 20 per cento dei lupi e lo facevano anche prima del declassamento dell’Europa, quindi in regime di deroga quando era in vigore la precedente direttiva Habitat. A maggior ragione oggi, che le norme europee sono meno stringenti, si deve procedere ai censimenti e agli abbattimenti”. Un numero significativo di abbattimenti, spiega Tosi, “avrebbe anche un effetto deterrente, perché il lupo è animale intelligente, se sa che corre pericolo di vita e di essere abbattuto si allontana dai centri abitati e dagli allevamenti”. “Adesso le norme europee consentono di agire – conclude Tosi – quindi la Regione deve procedere per la tutela della montagna, di chi ci abita e lavora, e del turismo».