Con la tradizionale cena, i nostri vigili urbani hanno celebrato, all'Epifania, il loro Natale. Tra un piatto e l'altro, tra questo e quel bicchiere c'è da scommettere ch'essi passeranno in rassegna le fatiche di un anno, trovando modo, ora che son passate, di riderci anche sopra senza preoccuparsi troppo di quelle che loro riserverà l'anno nuovo. E probabilmente, a sentirli, sarà un bel divertimento.


Anche perché, vedete, se è vero che a ogni mortale possono accadere, quando che sia, le cose più impensate, figurarsi a un vigile urbano che passa buoni tre quarti della sua giornata sulle strade e, per il suo stesso mestiere, deve ficcar il naso da per tutto... Se no, evidentemente, non sarebbe più vigile...


Forse vi meraviglierete se, a questo punto, vi confessiamo che l'«occhio del cronista» è riuscito a posarsi su parecchie avventure più o meno spassose toccate durante lo scorso anno a questo o a quel vigile, e perfino al comandante, e poi l'ha diligentemente fermate nel suo notes, e oggi, se permettete, ve le imbandisce qui... a vostro svago e a vostra edificazione.


E cominciamo, com'è doveroso dal comandante il quale, non più tardi dell'altro giorno, si vedeva consegnare da un tizio, con preghiera di recapitarla alla... direzione della Volkspartei, una letterina tanto graziosa, ancorché scritta in stile barbarico, che meriterebbe proprio d'essere riprodotta se questo benedetto spazio non continuasse ad essere proverbiale tiranno.


E passiamo dal comandante ai subalterni. Proprio il giorno in cui apparvero in città i primi semafori, si accosta a un vigile un vecchietto il quale, con aria anzi che no misteriosa, gli chiede a mezza voce: - Sior, cossa elo quela lanterna? - E il vigile, di botto: - L'è en semaforo.


Il vecchietto, cui la parola riesce evidentemente affatto nuova, prende la risposta in mala parte, nterpreta la parola semaforo come un... titolo poco rispettoso dato alla sua persona, e sbotta: - El semaforo el sàrà lu, porca miseria! - E via, con un'aria sdegnata da far tremare il selciato....


Un'altra volta, in un punto in cui il traffico presenta un qualche pericolo, un vigile invita un ometto ch'è in mezzo alla strada a portarsi sul marciapiede, ma l'ometto in parola non vuol sentir ragione. Di qui la rituale multa di venti lire. Il nostro rimane alquanto mortificato, nicchia, gesticola; poi, vedendo che il vigile non molla: - El senta, sior, femo almen quindese…C'è bisogna di aggiungere che l'ometto era un «noneso»?


Un altro che, giunto in città col suo bove e, dovendo andar in giro per affari, lo lega disinvoltamente a una porta laterale del Duomo, si vede capitare addosso un vigile che lo dichiara isso fatto in contravvenzione. Parola evidentemente grossa per lui, forse addirittura sinonima di galera o di qualcosa di simile, perché allibisce, si agita e, a un certo punto, dice al vigile: - Per carità, sior, nol me meta en contravension, mi pago anche 5000 lire, ma nol me meta en contravension...


Ma la più bella è forse questa: un tizio passa in bicicletta nonostante il disco rosso; tanto, non c'è il vigile... A un certo punto della strada però vien preso dal... rimorso. Torna sui suoi passi, trova il vigile, si confessa e... lo prega di applicargli la rituale multa. Se ha sbagliato, è giusto che paghi.


Dinanzi a un tale esempio di rettitudine, il vigile si commuove: - Va là, gli dice, per stavolta ti perdono; bada solo a non farlo più. - Ma l'altro insiste tanto, che la guardia è costretta a tirar fuori il suo libretto e a staccargli il rituale foglietto. Il nostro, paga le venti lire più una, poi si al- lontana contento...Cose appena credibili, vero, in questo secolo ventesimo…
 

Potrei continuare ancora. ma mi accorgo che il proto comincia a farmi gli occhiacci. E allora...Cari vigili urbani, buon appetito e... saldi in gamba!