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TRENTO. Sono usciti oggi, 14 maggio, i dati sui tempi di attesa relativi a marzo e aprile 2026. Le percentuali di rispetto dei codici di priorità sono crollate in tutti i segmenti, portando il sistema a una situazione che i consiglieri provinciali del Partito Democratico Paolo Zanella e Francesca Parolari definiscono senza mezzi termini «drammatica».
Il dato più critico riguarda le visite urgenti con codice U (da erogare entro tre giorni): a febbraio 2026 venivano rispettate nel 48,1% dei casi, già ben al di sotto della soglia minima del 90% prevista dalla normativa. Ad aprile la percentuale è ulteriormente scivolata al 36,4%, con il picco negativo di marzo fermo al 34,9%. In altre parole, due visite urgenti su tre non avvengono nei tempi stabiliti.
Analogo il crollo per i codici B (entro dieci giorni): dal 59,8% di febbraio al 37,2% di aprile, con una perdita di oltre venti punti percentuali in due mesi. Le visite specialistiche con priorità D entro trenta giorni passano dal 67,6% di gennaio al 40,3% di aprile. Anche le visite programmate con codice P — le meno urgenti, con finestra di 120 giorni — scendono dall'88,2% di gennaio al 67,7% di aprile.
A rendere il quadro ancora più grave, avvertono i due consiglieri, è il fatto che i dati ufficiali coprono solo una parte della realtà. Non vengono misurati, tra gli altri, i casi di pazienti che finiscono nel contenitore di attesa senza ricevere un appuntamento, né quelli di chi rinuncia a prenotare dopo aver ricevuto una data troppo lontana, rivolgendosi al privato o abbandonando del tutto la cura.
Non sono conteggiate le ricette scadute durante l'attesa né le prestazioni che sfuggono al monitoraggio — come quelle di neuropsichiatria infantile — per le quali i tempi di attesa sono notoriamente elevatissimi.
«Ora capiamo perché tanta gente ci chiama riferendoci di dover sistematicamente andare nel privato perché non trova risposta nel pubblico», scrivono Zanella e Parolari in una nota indirizzata anche all'assessore provinciale Mario Tonina. «Non si pretendeva che tutto si risolvesse in pochi mesi, ma nemmeno assistere a un tracollo simile. Questo non è tollerabile e qualcuno deve assumersene finalmente la responsabilità».


