TRENTO. L'amore tossico è una prigione invisibile che soffoca la libertà umana. Con queste parole incisive, l'arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha aperto la sua omelia pasquale nella cattedrale cittadina, dove le melodie solenni della cappella del Duomo hanno fatto da cornice a una riflessione che ha toccato il cuore dei fedeli presenti.


"Quando una relazione diventa controllo, possesso e dominio, non parliamo più di amore ma della sua negazione" ha affermato con fermezza il prelato. "I tragici femminicidi che continuano a segnare la nostra società testimoniano quanto possa essere devastante un sentimento che non rispetta l'autonomia dell'altro".


Tisi ha poi stabilito un parallelo audace tra le relazioni interpersonali malate e le dinamiche sociali contemporanee: "La stessa logica di dominio che vediamo in certe relazioni si riflette nel modo in cui la paura viene utilizzata come strumento di controllo sociale e politico".


Con tono vibrante, l'arcivescovo ha delineato un'epoca caratterizzata da molteplici timori: "Paura del diverso, paura del futuro, paura dell'insicurezza economica - sono tutti elementi che ci paralizzano e ci rendono manipolabili".


Il messaggio pasquale, ha sottolineato Tisi, rappresenta l'antidoto a questo stato di cose: "La risurrezione ci parla di liberazione dalle paure, di coraggio di fronte all'ignoto, della forza di spezzare catene che sembrano indissolubili".


L'arcivescovo ha concluso con un appello appassionato rivolto in particolare a chi sta attraversando momenti di difficoltà e smarrimento, invitando a riscoprire nella Pasqua non un semplice rituale, ma una concreta promessa di rinascita e di ritorno alla speranza autentica.