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Il Giudice istruttore dott. Agostini ha concluso con un duplice rinvio a giudizio davanti al Tribunale, una curiosa vicenda che risale al 25 novembre 1951 e che ha per protagonisti un raccoglitore di mele 30enne, residente a Magré all'Adige, e un cacciatore 43enne da Sella di Termeno. Alle ore 10.45 di quel giorno il trentenne si trovava in località Beni all'Adige intento a raccogliere le mele che il vento aveva fatto cadere dagli alberi.
Egli aveva riempito già un sacco di frutta che altrimenti sarebbe marcita, sacco che aveva poi lasciato sul ciglio della stradicciola di campagna per inoltrarsi nei filari e riempirne un secondo. In quel momento giungevano due cacciatori, i quali partecipavano ad una battuta alla lepre. La giornata era stata poco promettente: il cane da ferma si attardava ai piedi degli alberi e dal modo con cui dimenava la coda, si capiva ch'era insoddisfatto.
Conseguentemente anche i due erano d'umore nero e, tanto per sfogarsi, davano la colpa dell'insuccesso ai troppi bracconieri che infestevano la zona. Proprio in quel momento, mancò farlo apposta, scorgevano il trentenne seminascosto nei filari. Era inginocchiato e sembrava volesse nascondersi al loro sguardo. Poteva essere un bracconiere? Uno dei due cacciatori, facendo seguito al ragionamento intavolato in precedenza con l’amico, adocchiato il sacco pieno di mele, pensò che celasse qualche leprotto ucciso abusivamente e, senza porre tempo in mezzo, lo afferrava per l'estremità inferiore e ne svuotava sull'erba tutto il contenuto. Ma di selvaggina nessuna traccia.
Il trentenne pare abbia interpretato il gesto del cacciatore per quello di un tizio che voleva rubargli le mele migliori; sta di fatto che i due, dopo una discussione piuttosto violenta, venivano alle mani. Quello che successe durante e dopo la furibonda lite è difficile stabilirlo. Secondo il raccoglitore di mele, il cacciatore l'avrebbe aggredito selvaggiamente, colpendolo al viso e alla testa con pugni, scaraventandolo stordito sull'erba.
Riavutosi non ricorda bene quanto tempo dopo, ebbe la forza di raggiungere l'abitazione di un conoscente, che lo trasportò dal medico condotto con una macchina. Secondo il cacciatore, invece, a cominciare sarebbe stato proprio l'altro, in primo luogo tacciandolo di ladro, poi allentandogli un pugno all'occhio sinistro. Si difese come meglio potè: restituì le busse avendo cura, prima, di consegnare la doppietta all'amico poiché non voleva complicazioni dal momento che sapeva che l'arma era carica.
Entrambi presentavano alla magistratura querele per lesioni personali (in seguito alle busse date e ricevute, il primo guarì in 40 giorni, il secondo in otto), il giudice istruttore dott. Agostini, non trovando nessun altro elemento positivo nel carteggio processuale, ha concluso l'istruttoria rinviando a giudizio entrambi i ricassanti: più precisamente il cacciatore per rispondere di lesioni personali gravi, il raccoglitore di mele per lesioni personali volontarie e per offese avendo egli tacciato l'altro di ladro. Vedremo che cosa deciderà il Tribunale che discuterà questa vicenda in una delle prossime udienze.


