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TRENTO. Forse il presidente onorario del Patt, Franco Panizza, ha saputo toccare le corde giuste nel suo intervento (vedi l'Adige di ieri) con cui ha cercato di spiegare perché le Stelle alpine ritengono necessario modificare la legge elettorale provinciale per tornare a un sistema proporzionale senza elezione diretta del presidente della Provincia, come avviene in Alto Adige.
Fatto sta, che la proposta che gli autonomisti hanno lanciato anche nei mesi scorsi senza successo, incassa ora inaspettatamente l'apertura a un confronto nel merito da tutti i gruppi provinciali dell'Alleanza democratica autonomista (Pd, Campobase, Casa Autonomia e Avs), una disponibilità all'approfondimento del tema da parte delle minoranze di centrosinistra, che rischia di spiazzare la maggioranza di centrodestra, dove fino ad ora si è registrata freddezza se non una netta chiusura all'idea di eliminare l'elezione diretta del presidente della Provincia.
A spiegare le ragioni di questa disponibilità al confronto sul ritorno a un sistema elettorale senza elezione diretta del presidente, che fu introdotta nel 2003, è il capogruppo di Campobase, Francesco Valduga, a nome anche dei consiglieri degli altri gruppi della coalizione Ada, ieri riuniti come tutti i lunedì, per discutere dei temi della settimana e in particolare dell'assestamento di bilancio.
«Noi abbiamo sempre detto - premette Valduga - che non siamo pregiudizialmente contrari a una discussione sul sistema elettorale, perché ognuno ha i suoi pregi e difetti, con i difetti che si vedono quando passa il tempo. In particolare il Pd aveva visto soprattutto i pregi del maggioritario. Ma dopo 20 anni è fisiologico riflettere sul sistema elettorale».
Ed ecco che Valduga coglie un passaggio in particolare dell'intervento dell'ex senatore del Patt e dice: «Panizza parla soprattutto della necessità della mediazione, di una stabilità che deve essere governabilità, che è data dal saper mediare e produrre cose più efficaci senza essere paralizzati dagli estremismi. In questo ragionamento - concorda il capogruppo di Campobase e garante delle minoranze - può avere senso un ragionamento su un proporzionale senza elezione diretta, perché permette di approfondire di più i temi e anche ad avere un presidente della Provincia che deve motivare di più le scelte e frequentare di più il consiglio provinciale perché non è che chiede il consenso un giorno è poi è "protetto" per cinque anni».
Nel merito, dunque, l'Alleanza democratica e autonomista si dice disponibile a valutare gli aspetti positivi del proporzionale purché però: «Si possa fare un ragionamento slegato dai destini personali di qualcuno, solo perché è andata male sul terzo mandato». Valduga infatti ricorda che: «Il Patt è sempre stato per il proporzionale, ma nel marzo dell'anno scorso ha votato a favore della legge per consentire a Fugatti di fare un terzo mandato. Lì non si è messo di traverso, quindi questo punto va chiarito».
Insomma, il centrosinistra non vorrebbe che il revival della discussione sulla riforma sia ancora una volta solo funzionale a consentire a Fugatti di restare in pista nel 2028. Intanto, nel centrodestra l'assessore Mattia Gottardi, leader della Civica, movimento che ha subito risposto a favore della proposta del segretario del Patt, Simone Marchiori, di costruire un blocco territoriale di forze civiche, popolari e autonomiste, non condivide invece la necessità della modifica della legge elettorale come sostiene Panizza. «Non siamo contrari di principio - sostiene Gottardi - rispetto al modello proporzionale ma troviamo che prima venga la chiarezza per l'elettore. Per noi è giusto che sappia prima del voto programma e indicazione chiara del candidato Presidente. Come ho più volte ricordato, rimaniamo aperti a proposte pur non trovando la modifica delle legge elettorale una priorità. L'attuale coalizione rimane un plus valore, potendo ancora ampliarsi nella sua area territoriale, civica e autonomista».
Nel frattempo, la capogruppo del Patt, Maria Bosin, nella riunione dei presidenti dei gruppi consiliari prevista per giovedì è decisa a chiedere che venga messa in calendario dei lavori in commissione la discussione del disegno di legge elettorale che le Stelle alpine intendono depositare non appena avranno il via libera dell'ufficio legislativo per gli aspetti tecnici.


