Se non fosse per le polveri sottili che appestano l'aria e per le quali una soluzione non è ancora stata trovata, da oggi in Trentino potremmo respirare meglio. Di certo si potrà tirare il fiato entrando in quei bar fino a ieri avvolti in nuvole di fumo o ballare in discoteca senza incappare in un fastidioso bruciore agli occhi (non dovuto alle luci).


Oggi entrano in vigore i nuovi divieti sul fumo che mettono al bando le sigarette in tutti i luoghi pubblici o aperti al pubblico. Alla legge nazionale si aggiunge in Trentino la norma provinciale, che ha esteso il divieto ai cortili e piazzali delle scuole e degli oratori.


L'assessore provinciale alla salute, Remo Andreolli (Ds), padre della nuova legge (approvata in consiglio con una sola astensione), è orgoglioso e convinto che sarà una data storica perché questa legge saprà «incidere» sugli stili di vita dei trentini. Sentendosi investito di un ruolo di «educatore», Andreolli aveva dichiarato guerra al fumo già nel 2001 quando riuscì a fare approvare una legge - prima in Italia - che bandì le sigarette nei ristoranti e nei bar dove si somministrano cibi. Allora le polemiche non mancarono, soprattutto le resistenze dai ristoratori, ma alla fine la legge fu un successo: gradita dalla larghissima maggioranza dei clienti dei locali e da buona parte degli esercizi pubblici.


Se a livello nazionale, dunque, le polemiche contro i divieti si sono scatenate ora, in un Trentino già avvezzo nelle ultime settimane si sono sviluppate in tono minore, con una larga condivisione degli obiettivi della legge Andreolli. «Sono fiducioso - dichiara l'assessore - non intravedo grossi problemi di applicazione».


A protestare sono stati soprattutto i titolari delle discoteche e i dirigenti scolastici, questi ultimi molto preoccupati per l'estensione del divieto anche ai cortili delle scuole. «Sarà di difficile applicazione» hanno detto allarmati.


Le associazioni di categoria dei pubblici esercenti hanno invece dichiarato la resa di fronte alla possibilità, offerta dalla legge, di ricavare salette fumatori (ristoranti e bar) purché di superficie non superiore al 50% dell'intero locale. Di ristoranti e bar con salette fumatori ce ne saranno infatti ben poche perché realizzarle costa troppo - sui 20-25 mila euro - hanno spiegato Confesercenti ed Unione, poiché sono richiesti particolari impianti di areazione. E dunque ai fumatori non resterà che accendere la sigaretta in casa o all'aperto, stando ben attenti a tenersi alla larga dalle scuole.