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RIVA DEL GARDA. Guardate la linea arancione, diceva, pacatamente, Lorenzo Tavazzi (lui è Partner e responsabile dell'Area Scenari e Intelligence di European House Ambrosetti; un cervellone, insomma). E noi tutti la guardavamo, sul grande schermo, questa benedetta linea arancione, che era quasi sempre sotto le altre linee. La più bassa nei grafici. Sta a significare che il Trentino, rispetto alla parte d'Italia che corre, va piano. E accade da molti anni: 20, fa il conto Fausto Manzana, presidente di Confindustria Trento.
Un paio di esempi. Il tasso d'occupazione: stavamo meglio degli altri nel 2000, stiamo peggio degli altri oggi. Gli investimenti in ricerca e sviluppo, idem. Nel 2000 eravamo più avanti dell'Alto Adige, oggi rincorriamo (e il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, in prima fila, fumava di rabbia).
L'Assemblea generale 2021 di Confindustria Trento è cominciata così, l’altroieri, con una raffica di pugni allo stomaco dei 500 industriali che gremivano il Centro Congressi di Riva del Garda. Del resto, Confindustria ha ingaggiato Tavazzi proprio per quello: "studiare" il malato e proporre una cura.
Tavazzi, la cura, l'ha messa nero su bianco, ma qualche ideuzza l'ha pure Manzana.
«Ripartiamo dopo un anno duro», esordisce il presidente di Confindustria Trento, «con un pensiero a chi ha sofferto molto. A chi ha perso la vita. Adesso ognuno deve fare la propria parte e noi industriali vogliamo fare la nostra. In questi mesi abbiamo avuto il tempo di riflettere: come uscire dalla crisi? Il nostro progetto DuemilaTrentino futuro presente prende le mosse da qui».Per uscire «in accelerazione», come dice Manzana, dalla stagnazione, dobbiamo puntare «sui nostri assett»: l'ambiente naturale (laghi, monti), le istituzioni culturali (fondazioni Mach e Kessler), l'università.
«Ma questi asset dobbiamo "metterli a terra"», sfruttarli concretamente, spremerne tutte le potenzialità.Il paragone con l'Alto Adige, in alcuni settori, è davvero impietoso. Sentite qui il turismo: «In Alto Adige il settore del turismo vale 2,5 miliardi, in Trentino 1,3».
Per recuperare il terreno perduto e richiamare "cervelli" (in fuga o no), «dobbiamo far sì che il Trentino sia d'esempio per come si possano conciliare il lavoro e la vita privata».
La nostra Autonomia, sottolinea con forza Manzana, «ci deve spingere in avanti. E noi imprenditori siamo pronti a firmare un patto per il lavoro con i sindacati e la Provincia» (Andrea Grosselli, segretario della Cgil del Trentino, risponde a stretto giro di Facebook: «Noi, che il patto lo chiediamo da ottobre 2020, siamo pronti a dare il nostro contributo a partire dalla condivisione delle priorità nella gestione delle risorse del Pnrr dedicate al Trentino»).
Nel campo del lavoro, ribadisce Manzana, c'è bisogno della "formazione continua", «anche per i cinquantenni». Dobbiamo attrarre manager, operai, impiegati, che in Trentino devono trovare accoglienza e rispetto. «Mi riferisco anche agli extracomunitari», prosegue il presidente di Confindustria Trento, ai quali va chiesto, in cambio, «il rispetto per la nostra cultura e le nostre tradizioni, per convivere in maniera positiva».
Manzana e il presidente della Provincia, Fugatti, si sono confrontati su alcuni temi-chiave. L'Autonomia: per Manzana dev'essere «rivitalizzata da relazioni importanti: col Nord-Est, il Tirolo. Abbiamo bisogno di una macro-regione perché il Trentino è piccino e da solo può far poco». E Fugatti è d'accordo: «Dobbiamo guardare oltre i nostri confini. L'indagine tra voi industriali ha còlto questa autoreferenzialità», chiaramente rischiosa.
«Guardiamo allora sia verso sud che verso nord, con la consapevolezza, però, della nostra forza, della nostra Autonomia, che gli altri non devono percepire come un nostro privilegio ma come un modello cui aspirare».
Altro tema, il turismo. Manzana sostiene che «dobbiamo migliorare la nostra offerta e fare delle scelte». Ha senso, dice il presidente di Confindustria, «investire in stazioni sciistiche a bassa quota?». Fugatti contrattacca: «Quest'anno i numeri del turismo estivo sono stati migliori che nel 2019, l'anno del record. Comunque sono d'accordo: occorre un turismo di qualità».
Interessante il siparietto sulle infrastrutture. Fugatti: «Parliamo delle grandi arterie stradali: ci vuole un'opera pubblica importante all'anno. Bisogna avere il coraggio d'investire anche in momenti difficili come questo. Parlo di investimenti pubblici». E Manzana coglie la palla al balzo: «Le infrastrutture sono fondamentali», anche la Valdastico lo è, fa intendere. Gli industriali sono chiaramente favorevoli alla Valdastico.
LA “RICETTA” DI TAVAZZI
«Il Trentino deve puntare all’eccellenza e sfruttare al meglio la propria Autonomia». Parola di Lorenzo Tavazzi (European House Ambrosetti), chiamato da Confindustria al capezzale del Trentino per un’ampia, approfondita consulenza. Centralità dell'individuo e qualità della vita: questa la ricetta di Tavazzi. «Il Trentino deve tener conto dei trend che si stanno consolidando nella fase post Covid-19, degli indirizzi programmatici delineati dall’Europa per il periodo 2030-2050 e gli obiettivi al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) del Governo. Il riposizionamento strategico del Trentino è assolutamente necessario visto il gap di crescita nei confronti degli altri territori del Nord Italia e il Centro Europa (in primis sul Pil e la capacità di innovazione)».
La ripartenza dovrà appoggiarsi su tre pilastri, fulcro delle proposte operative dell’iniziativa Duemilatrentino: 1, la centralità dell’individuo e della qualità della vita; 2, la transizione sostenibile; 3, la “Società Trentino 5.0”.
«Da qui», prosegue Tavazzi, «ci si deve incamminare lungo 5 direttrici d’azione che inglobano 12 proposte d’intervento: rendere il Trentino un esempio nei nuovi modelli di welfare, lavoro e impresa costruiti attorno alla persona; innovare il sistema educativo allineando la formazione ai nuovi trend del mercato e ai bisogni delle imprese; fare del Trentino un territorio “life-friendly e work-friendly” per attirare talenti e competenze; affermare un nuovo modello per il turismo a partire dallo sviluppo delle attività sportive e delle filiere industriali e di servizio associate; avviare un’azione di semplificazione amministrativa nell’ambito dell’Autonomia speciale».
Il progetto presentato da Confindustria con la consulenza di European House Ambrosetti e l’appoggio di Sparkasse, «nasce per condividere proposte e soluzioni; per definire una strategia». E bisogna fare in fretta perché oggi c’è una competizione feroce tra i territori. Ieri, collegato con Riva del Garda c’era pure Carlo Bonomi, presidente di Confindustria nazionale. «La centralità dell’individuo», ha detto, «sarà determinante in questo periodo». Siamo di fronte a scelte importanti, ha proseguito: una riforma da fare è certamente quella delle politiche attive del lavoro.
«Al centro va messo l’individuo e la sua formazione, rispetto all’idea di utilizzare ancora i centri pubblici per l’impiego, che sul territorio hanno avuto alterne fortune». E il mondo dell’istruzione? «Da 25 anni le riforme non si sono mai focalizzate su chi frequenta la scuola». Anche qui, allora, sostiene Bonomi, bisogna cambiare rotta.


