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TRENTO. Lavorare meno ore e avere più tempo per la vita privata: è una delle esigenze che emergono tra i lavoratori dell’Euregio. Il tema è al centro dello studio Ewcs Tyrol, un’indagine che mette a confronto le condizioni occupazionali in Trentino, Alto Adige e Tirolo e che dedica un approfondimento specifico all’organizzazione dell’orario di lavoro. I risultati sono stati presentati il 19 ottobre a Innsbruck, nella sede della Camera del lavoro del Tirolo.
La ricerca è stata realizzata dalla Camera del lavoro tirolese in collaborazione con l’Istituto per la ricerca economica e sociale dell’Alto Adige (Afi-Ipl) e l’Agenzia del lavoro del Trentino. L’indagine ha coinvolto 750 lavoratrici e lavoratori per ciascun territorio, per un totale di 2.250 persone intervistate. Dal confronto emerge una differenza significativa tra le tre aree, sia per il numero di ore lavorate sia per la possibilità di gestire con maggiore autonomia i propri impegni professionali.
È il Trentino a registrare la quota più elevata di occupati che lavorano tra le 35 e le 40 ore settimanali: si tratta del 61% degli intervistati, contro il 43% in Alto Adige e il 40% in Tirolo. Un dato che restituisce l’immagine di un mercato del lavoro in cui le settimane lavorative sono mediamente più lunghe rispetto agli altri due territori dell’Euregio.
Le differenze riguardano anche uomini e donne. Gli uomini risultano generalmente impegnati per un numero maggiore di ore, mentre tra le lavoratrici si registrano modelli occupazionali differenti a seconda del territorio. In Trentino, oltre la metà delle donne intervistate lavora tra le 35 e le 40 ore alla settimana. In Alto Adige, invece, il 58% lavora meno di 35 ore, mentre in Tirolo più di una lavoratrice su quattro non supera le 20 ore settimanali.
A distinguere il Trentino da Alto Adige e Tirolo è anche la possibilità di organizzare autonomamente il proprio tempo. Nella provincia di Trento, circa un lavoratore su due ha un orario fisso, mentre le forme di flessibilità interessano appena il 15% degli occupati. La percentuale sale al 35% negli altri due territori. In Tirolo, inoltre, il 20% degli intervistati dichiara di poter gestire autonomamente il proprio orario.
I dati riaccendono così il dibattito sulla riduzione dell’orario di lavoro e sulla necessità di rendere più compatibili gli impegni professionali con la vita personale. Un tema sul quale intervengono anche Cgil, Cisl e Uil del Trentino, che considerano il confronto tra i tre territori uno strumento utile per individuare strategie comuni e migliorare le condizioni occupazionali.
Secondo le organizzazioni sindacali, è arrivato il momento di affrontare concretamente la questione della riduzione delle ore lavorate. La produttività, sottolineano, non dipende direttamente dal tempo trascorso al lavoro, ma dal valore prodotto. In questa prospettiva, le innovazioni tecnologiche potrebbero contribuire ad aumentare l’efficienza, consentendo di ridurre gli orari senza compromettere i livelli occupazionali.
Una diversa organizzazione del lavoro, secondo i sindacati, potrebbe favorire anche una migliore conciliazione tra professione e vita privata. Un aspetto particolarmente importante per le nuove generazioni, che chiedono non soltanto occupazioni di qualità, ma anche la possibilità di preservare spazi personali al di fuori del lavoro.


