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TRENTO. Per anni, come sottufficiale, è stato in servizio all'estero, in missione per l'Esercito italiano in scenari di guerra in cui all'epoca venivano utilizzati armamenti contenenti uranio impoverito. Faceva parte dell'intelligence, dunque lavorava prevalentemente fuori dalle basi militari, spostandosi sul territorio, in zone bombardate. Cinque anni dopo il suo rientro in Italia è arrivata la terribile diagnosi: leucemia. Alla malattia seguì il congedo perché dichiarato «permanentemente inidoneo al servizio militare incondizionato».
Sono stati anni difficili per il militare, luogotenente dell'Esercito residente a Trento: ha dovuto combattere contro un male subdolo e parallelamente è riuscito a trovare la forza per veder riconosciuta la patologia come dipendente da causa di servizio. Ed ora, grazie alla sentenza della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti di Trento, avrà un sostegno economico maggiore: gli è stata riconosciuta la pensione privilegiata, pari al 10% in più della pensione attualmente percepita.
La carriera del militare è iniziata nel 1979 nell'Esercito. Nel 2000 partì per la sua prima missione all'estero, a cui ne seguirono altre, fino al 2007. Operò in Bosnia, in Albania ed in Afghanistan, in condizioni disagevoli: non solo respirava l'aria in cui, a seguito di esplosioni, erano disperse nanoparticelle di minerali pesanti, ma beveva acqua del posto e mangiava prodotti locali, dunque provenienti da zone caratterizzate dalla presenza di fattori di rischio chimico.
Era il 2013 quando gli venne diagnosticata la leucemia. Aveva da poco compiuto quarant'anni. Un dramma per lui e per la famiglia: iniziò le cure, ma dovette dire addio al suo lavoro. Non è stato facile per il luogotenente veder riconosciute le proprie ragioni; la sua richiesta all'Inps di pensione privilegiata per la leucemia (oltre ad altre patologie già riconosciute come dipendenti dal servizio) è rimasta inascoltata per dieci anni. Solo nei giorni scorsi la situazione si è sbloccata.
Nel ricorso contro Inps, Ministero dell'economia e delle finanze e Ministero della difesa, il militare, rappresentato dall'avvocato Angelo Fiore Tartaglia del foro di Roma, esperto in diritto militare, ha depositato documentazione medica in cui si rileva l'alta concentrazione di particelle di metallo nel corpo.
Nonostante il parere contrario del Comitato di verifica per le cause di servizio e dell'Uml, l'Ufficio medico legale del ministero della Salute (quest'ultimo parere arrivato 4 anni dopo la richiesta del giudice e su sollecitazione dello stesso), la Corte dei conti ha accolto la domanda del militare riconoscendo la dipendenza da causa di servizio della leucemia, dunque anche il diritto al trattamento pensionistico privilegiato di sesta categoria, a decorrere da novembre 2014.
«Costituisce una circostanza di fatto incontroversa - scrive il giudice - quella secondo cui il ricorrente, per un periodo di tempo, ha prestato servizio in contesti operativi interessati da previ eventi bellici, come tali connotati da una poliedrica, imponderabile e multifattoriale pericolosità».
Intanto presso il tribunale di Trento il militare ha chiesto il riconoscimento dello status di "vittima del dovere". A breve l'udienza davanti al giudice del lavoro.


