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Un colpo al cerchio ed uno alla botte. Questo, in sintesi, il succo del discorso di Giovanni Agnelli, presidente della Confindustria, a Trento. È piuttosto un po' lo spirito nel quale si muovono tutti, imprenditori ed esponenti politici, da qualche tempo a questa parte.
È chiaro che tutti, imprenditori ed esponenti politici, sono preoccupati di come vanno le cose e ravvisano la necessità di imprimere al corso degli avvenimenti un salutare colpo di timone. Nessuno, però, si decide ad essere il primo a provarci. Tutti hanno bisogno di un incoraggiamento: per questo nessuno si decide a compiere il primo passo che sia di incoraggiamento a coloro il cui apporto si ritiene sia indispensabile per il conseguimento dell’obiettivo comune, rappresentato da una stabilizzazione della situazione politica, economica e sociale.
E, così, ciascuno, nell’attesa che il coraggio venga dall’altra parte, evita accuratamente di manifestarlo, limitandosi a caute enunciazioni di principio, rese, peraltro, estremamente prudenti da possibilismi, neppure velati, e da sottili distinguo.
Rientrano in questa logica le dichiarazioni del sindaco di Trento, Tononi, il quale, in apertura dell’assemblea straordinaria degli industriali di Trento, nel porgere il saluto della città al presidente della Confindustria, ha confermato testualmente: «Io spero che gli industriali italiani, come anche quelli trentini, abbiano quella sensibilità, che hanno anche dimostrato, nei rinnovi e allarghi la base produttiva, indirizzi il processo di riconversione industriale, incrementi l'occupazione. Non neghiamo la necessità e l'urgenza di una politica siffatta, che sarà possibile in un quadro politico relativamente stabile in modo da perseguire con coerenza l'obiettivo del riequilibrio delle imprese e dell'attività pubblica».
«Occorre oggi cogliere dall'inaspettato evento della crisi - ha rilevato Giovanni Agnelli - l'opportunità di un chiarimento rapido, ma tale che obblighi i partiti e il governo a definire senza ambiguità le proprie posizioni ed i propri obiettivi in un confronto che li responsabilizzi di fronte a tutto il Paese. Noi non mancheremo - ha assicurato l'avv. Agnelli - di dare un contributo alle inderogabili necessità dell'economia, come del resto abbiamo sempre fatto in questi anni cogliendo tutte le occasioni utili in tal senso».
Pur esprimendo talune perplessità sul piano a medio termine approvato dal governo alla vigilia di Natale, Agnelli ha sottolineato che «la situazione in cui versano oggi le imprese è tale che dei provvedimenti, sia pure criticabili ed insufficienti, sarebbero stati comunque meglio del vuoto davanti a cui temiamo ora di trovarci». Per il presidente della Confindustria i nodi che frenano lo sviluppo delle imprese e dell'economia sono «nei costi e nell'inefficienza della pubblica amministrazione, nella carenza dei servizi sociali, nella mancanza di una coerente politica economica, in un costo del lavoro che si presenta tra i più alti dei Paesi industriali con bassa produttività in ogni settore di attività».
«La domanda drammatica che oggi molti si pongono - ha affermato ancora Agnelli - è se saremo mai capaci di sciogliere questi nodi. E non tanto - ha sottolineato - perché manchino nel Paese le capacità ed i mezzi, ma perché incerta e, soprattutto, contraddittoria appare la volontà della dirigenza politica, senza la cui guida anche una società ricca di fermenti come la nostra finisce col disperdere inutilmente la propria vitalità».
«La crisi economica di questi anni - ha quindi proseguito il presidente della Confindustria - è stata per il Paese una prova certamente severa, tuttavia non priva di qualche aspetto positivo. Nella misura, almeno, in cui ci ha costretti dopo gli anni del cosiddetto "miracolo", a meglio riflettere sulla nostra storia recente, dandoci chiara coscienza delle nostre debolezze, ma anche delle nostre potenzialità virtuali».
L'avv. Agnelli si è comunque dichiarato ottimista circa l'opportunità di «voltare pagina e riprendere il cammino con maggiore sicurezza», pur nella consapevolezza che fino a questo momento «restano di difficile attuazione le condizioni perché tali possibilità si realizzino»; e ciò «perché non è affatto definita la separazione tra gli interessi della stagnazione e quelli dell'innovazione, e non si riesce a colpire i primi e ad incentivare i secondi».


