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TRENTO. "In Trentino, dopo l'iniziativa 'Sulla Buona Strada' promossa a marzo scorso dal Comitato di Trento della Federciclismo insieme a Fiab e ad altre realtà locali, sono state avanzate diverse proposte. Ma le risposte, a oggi, restano parziali". Così il presidente del Comitato trentino della Federciclismo Renato Beber a un anno di distanza dalla morte di Sara Piffer, la giovane ciclista di Palù di Giovo investita e uccisa da un'automobilista mentre si allenava nella piana Rotaliana.
"È passato un anno (era il 24, ndr) in cui Sara Piffer ha visto infrangersi il proprio sogno per colpa di un automobilista che ha invaso anche l'altra parte di carreggiata - ricorda Beber - Una ferita già aperta pochi mesi prima dalla morte di Matteo Lorenzi, che ha devastato le famiglie e gettato nello sconforto il movimento ciclistico trentino".
"A dodici mesi di distanza la domanda resta la stessa: cosa è cambiato davvero sul fronte della sicurezza stradale? Che cosa hanno prodotto lo sdegno e la commozione di quei giorni?", sono le domande cui il presidente cerca di dare una risposta. "Le statistiche, non lasciano spazio all'ottimismo - riflette Beber - È un'emergenza che il Paese non riesce a ridimensionare né a contenere. Qualcosa si è mosso: l'avvio del progetto Bike Lane, ancora insufficiente per numeri, il progetto del circuito protetto a Trento Sud e alcuni interventi di monitoraggio delle infrastrutture anche in vista dei SuperMondiali 2031.
Troppo poco, però, rispetto alle necessità del territorio". Quella che secondo il presidente manca è "una vera strategia": "Non c'è ancora una campagna strutturata di informazione né un progetto di educazione alla mobilità sostenibile e alla sicurezza stradale nelle scuole e tra gli utenti". Per Beber è "fondamentale l'introduzione diffusa delle Zone 30 (bocciata dal Tar dell'Emilia Romagna a Bologna su richiesta dei taxisti, ndr), uno degli strumenti più efficaci per ridurre la velocità e, di conseguenza, la gravità degli incidenti". Il presidente ricorda che a livello nazionale la Federazione ciclistica italiana ha presentato una proposta di legge a tutela dei ciclisti che, "insieme a quella dell'onorevole Pella, può tenere aperto il dibattito e soprattutto tradursi in misure concrete di prevenzione e repressione". "Ricordare non basta - conclude il presidente del Comitato trentino della Federciclismo Renato Bere - Servono scelte, interventi e responsabilità. Ora".


