I media ci presentano spesso situazioni di giovani e giovanissimi che compiono atti violenti e antisociali, dipingendo le ultime generazioni come fragili, prive di futuro ed egoiste: ma, forse, nel sottobosco delle nostre realtà anche locali esiste un humus fertile fra i ragazzi che li porta a piccole scelte di solidarietà e attenzione per il prossimo. Una di queste scelte l'ha compiuta in questi giorni una studentessa del quinto anno (indirizzo design dei metalli e oreficeria) del Liceo Artistico "A. Vittoria" di Trento: Anna Zeni.

Anna, sappiamo che il 26 marzo hai realizzato un atto di grande solidarietà, ce ne vuoi parlare?

Quel giorno ho vissuto un'esperienza per me semplice ma molto significativa: ho deciso di tagliare i miei capelli e donarli. Ho sempre avuto i capelli lunghi, quindi anche gli altri mi avevano sempre vista così, eppure sentivo che era arrivato il momento di cambiare.

Cosa ti ha portato a fare questa scelta?

Quando ho iniziato a pensare di tagliarli, ho anche sentito le testimonianze di persone che conosco, che in passato avevano affrontato tumori e che raccontavano quanto fosse importante avere una parrucca, perché senza non si sentivano a loro agio. Mi sono state vicine in questa scelta, e conoscere il loro passato e ascoltare queste esperienze mi ha spinta a prendere questa decisione ancora più volentieri.

Non volevo però buttare i miei capelli, così mi sono informata e ho scoperto la possibilità di donarli alla LILT di Genova (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori APS), dato che a Trento non effettuano più questo tipo di raccolta, e mi hanno spiegato che si può andare da qualsiasi parrucchiera seguendo le indicazioni richieste. Sapere che i miei capelli potevano diventare una parrucca per chi stava affrontando una malattia mi ha fatto sentire che questo gesto poteva davvero avere un significato importante.

Per la donazione, ci sono delle limitazioni, come ad esempio la lunghezza dei capelli? Quali sono stati i diversi step che hai dovuto seguire?

Indicavano una lunghezza della treccia di almeno 25 centimetri. La mia ne misurava circa 38, quindi era perfetta per la donazione. In altri casi - come mi hanno spiegato - si potevano fare più codini per raggiungere la lunghezza richiesta. Ho preso appuntamento con la parrucchiera del mio paese, Cavedine.

Dopo lavaggio e preparazione, la parrucchiera mi ha chiesto più volte se fossi davvero sicura, perché non era abituata a vedermi senza i miei capelli lunghi. Era fondamentale essere davvero convinti di un cambiamento così importante, ed io lo ero. Dopo aver tagliato la treccia, sarebbe rimasta l'acconciatura a caschetto, ma non era bella come misura e allora ho deciso di tagliarla tutta.

Cosa ti porti via da questa esperienza? Quali emozioni ti ha fatto provare?

Mi sono ritrovata con la testa rasata e la treccia tra le mani: in quel momento ho sentito un misto di emozione e orgoglio: i miei capelli ricresceranno, ma non quelli di chi lotta contro i tumori (e che ne può sentire davvero il bisogno). Questo gesto, piccolo ma per me pieno di amore, mi ha fatto sentire vicina a chi sta attraversando momenti difficili, e spero che la mia esperienza possa ispirare altre persone a donare un po' di sé per aiutarsi a vicenda, perché anche un piccolo gesto può portare luce e speranza nella vita degli altri.

Redazione della rivista scolastica "VittArt" del Liceo artistico "A. Vittoria" di Trento