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TRENTO. La giornata di piogge di mercoledì non ha scacciato la minaccia: anche questa estate rischia di essere segnata dall'emergenza idrica, per il Trentino.Se le rilevazioni dell'Osservatorio del distretto delle Alpi Orientali hanno confermato un livello di severità bassa per una possibile carenza idrica nei bacini dell'Adige e del Brenta, i rischi per le prossime settimane potrebbero arrivare sia da nord che da sud. Da un lato la carenza di riserve di neve in quota, dall'altro le esigenze di Veneto e Lombardia potrebbero stringere il Trentino in una morsa segnata dalla carenza d'acqua.
Da Milano è già partita la richiesta di aumentare i rilasci lungo il corso del Chiese per alimentare il lago d'Idro e l'impressione è che questa possa essere solo la prima di richieste analoghe che arriveranno a breve.Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ieri ha firmato, infatti, un'ordinanza con la quale viene dichiarato lo stato di emergenza regionale su tutto il territorio, «a seguito delle anomale condizioni idrologiche e idrauliche riscontrate, in particolare nel territorio del Distretto del fiume Po, e del rischio di risalita del cuneo salino».La decisione è stata assunta alla luce della verificata presenza di deficit di precipitazioni in particolare a partire da marzo (-21%), peggiorato in aprile e ancora sotto media storica a maggio.
Al 31 maggio 2026, l'intero anno idrologico ha presentato un deficit del 28%, pari a quasi 2,4 miliardi di metri cubi di acqua mancanti. La risorsa determinata dalla neve si è peraltro esaurita precocemente per le alte temperature di aprile e maggio e le portate dei maggiori fiumi veneti risultano sensibilmente e costantemente inferiori alle medie storiche (Piave e Brenta -23%; Po -23%; Adige -21%). In sensibile discesa è anche il livello del Lago di Garda.Proprio Il Grande Lago è da sempre un enorme serbatoio idrico dal quale pescare - sempre entro certi limiti e rispettando accordi ben precisi tra le autorità di bacino e le istituzioni delle tre sponde - l'acqua necessaria per garantire la coltivazione di un'ampia fetta di pianura Padana, soprattutto in Veneto e nel Mantovano.
La portata dell'acqua in uscita all'Edificio regolatore di Salionze, lungo il corso del fiume Mincio (emissario del Garda) poco a valle di Peschiera, viene modificata proprio in base alle esigenze del comparto agricolo da commisurare a quelle dei comuni rivieraschi sempre attenti che il livello del Garda non cali troppo, per siccità o per prelievi eccessivi. Al momento, ad ogni modo, la situazione è sotto controllo. Il Garda ieri misurava 97 centimetri sopra lo zero idrometrico di Peschiera, un dato simile a quello del 2025 (era attorno a quota 100-101) e non molto distante da quelli registrati nello steso periodo negli ultimi anni. Ha ancora circa 60 centimetri d'acqua in più di quella registrata il 2 luglio 2022, quando il Garda era già precipitato a quota 37 centimetri sopra lo zero idrometrico. A parte questa eccezione il lago ha sempre iniziato il mese di luglio attorno o poco sopra quota cento.
I pochi centimetri che quest'anno mancano a quella soglia sono l'indizio di un inizio d'estate che potrebbe già suonare come un campanello d'allarme per le prossime settimane.In Lombardia ieri si è tenuto il tavolo di confronto con associazioni agricole, enti erogatori e consorzi di gestione delle acque che ha evidenziato una situazione delle risorse idriche oggettivamente critica, ma non come nel 2022 quando è stata fronteggiata una crisi con un deficit di risorse superiore al 60%. Per questo è stato raggiunto un accordo con le principali società idroelettriche, che gestiscono i serbatoi alpini, per sostenere il lago di Como, il lago d'Iseo e anche i prelievi irrigui dai fiumi Brembo e Serio. Come detto, è infine in corso la definizione di un accordo con la Provincia di Trento per sostenere il lago d'Idro e l'irrigazione di valle, grazie agli apporti dei serbatoi dell'Alto Chiese.


