TRENTO. Un conto è il ritiro cautelare della pistola, provvedimento urgente e preventivo per evitare che una situazione di potenziale pericolo possa degenerare. Un altro è vietare la detenzione di armi e dichiarare la persona inaffidabile sull'uso delle stesse sulla base di elementi non approfonditi o non circostanziati.

Questa è la considerazione centrale della sentenza con cui il Tar di Trento ha accolto il ricorso di una donna, guardia giurata assistita dall'avvocato Alberto Cassin Codri, contro il divieto disposto dal questore di detenzione di armi e munizioni e contro il rigetto dell'istanza di rinnovo del decreto di guardia particolare giurata.

La donna, nel febbraio scorso, si era vista ritirare la pistola e da allora non può lavorare.

La complessa vicenda parte da una querela. A mettere nei guai la donna è stato l'ex compagno della figlia: il giovane aveva raccontato di aver ricevuto una minaccia anonima per iscritto a seguito di un alterco familiare che aveva coinvolto anche la donna. Tali dichiarazioni, seppur contrapposte a quella della donna e della figlia, erano state tenute in considerazione dai carabinieri.

Pochi giorni dopo, alla guardia giurata era stata tolta l'arma in quanto, secondo i militari, vivrebbe in un contesto familiare litigioso e frequenterebbe persone con precedenti penali e di polizia.

Sulla base di queste informazioni - e della sentenza del Tar che nell'aprile scorso aveva respinto il ricorso della donna contro il ritiro cautelare della pistola - il questore di Trento ha successivamente vietato alla donna la detenzione di armi e munizioni e non ha rinnovato il "patentino" di guardia particolare giurata.

Ma il Tar non è d'accordo con la decisione dell'amministrazione e ha accolto il ricorso presentato dall'avvocato Cassin Codri.

Per il collegio, presieduto da Alessandra Farina, nelle informazioni rese dai carabinieri non si trova alcuna traccia che riferisce di precedenti a carico della ricorrente o dei suoi conviventi, così come non sono state circostanziate, né valutate le frequentazioni di soggetti con precedenti penali o di polizia.

Tale circostanza, viene ricordato, è stata smentita dalla donna, che si dichiara incensurata e non soggetta ad alcun procedimento relativo all'abuso di armi.

«Una motivazione rigorosa e rafforzata - evidenzia il Tar - e un'istruttoria adeguata, funzionale al necessario bilanciamento tra interesse pubblico alla sicurezza della collettività e privato circa la conservazione del posto di lavoro di guardia particolare giurata, sono necessarie nel caso di provvedimenti che incidono sulla situazione lavorativa, ma non risultano nell'evidenza effettuate nel caso di specie».

La donna, dunque, potrebbe presto tornare in possesso della pistola e avere nuovamente il "patentino" per poter lavorare. Dovrà però attendere i tempi tecnici di una nuova istruttoria.