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TRENTO. Non sono solo numeri, statistiche, analisi. La povertà severa che aumenta, anche nel ricco Trentino, significa soprattutto persone. Che a volte faticano persino a fare la spesa. L'analisi del report di ActionAid che evidenzia come per la prima volta dal 2019 torna ad aumentare la deprivazione materiale o sociale, non ha stupito Giorgio Casagranda, presidente di Trentino Solidale. Che con la povertà fa i conti ogni giorno e che sì, la vede crescere.
Assieme agli altri 838 volontari di Trentino Solidale, distribuisce pacchi viveri alle famiglie segnalate dai servizi sociali perché in difficoltà grave, dal punto di vista economico. Un lavoro, come detto, di cui a quanto pare c'è sempre più bisogno. «Temo di sì, basti dire che abbiamo appena aperto due nuovi centri di distribuzione, uno a Vezzano e l'altro a Fondo e che presto apriremo a Levico, perché ci è stata fatta la richiesta» osserva il presidente, mentre è al lavoro (come ogni sabato) nei locali dell'associazione. Il rapporto di ActionAid (L'Adige di sabato) parlava di 30.965 persone in Trentino toccate da deprivazione alimentare. Un numero, questo è il vero problema, in crescita. Tante di queste persone sono sostenute da Trentino Solidale, che macinando chilometri ogni giorno, recupera viveri nei supermercati che li donano e li distribuiscono a chi non riuscirebbe ad acquistarli, o farebbe troppa fatica a farlo.
Presidente, se vi è stato richiesto, significa che le fragilità sono ormai in aumento ovunque?
«Dal nostro osservatorio possiamo dire chela richiesta è costante e sempre più pesante. Una richiesta che si concretizza in un numero crescente di persone che hanno bisogno di questo seppur piccolo aiuto, che però si rivela importante nell'economia di una famiglia».
Quanti si rivolgono a voi?
«Noi sosteniamo poco meno di 2.500 famiglie, per una media di 3 persone a famiglia. Lavoriamo a titolo di volontariato 6 giorni a settimana, e siamo operativi su 35 punti di distribuzione, sparsi ormai in ogni valle, perché il bisogno è in tutto il territorio».
Ci sono aree più a rischio di altre?
«La necessità c'è ovunque, come detto ora ci hanno chiesto di aprire a Vezzano, Fondo e presto a Levico. Ma l'asse dell'Adige e le città sono quelle in cui il bisogno è più evidente. Anche perché noi sosteniamo sia le famiglie che tutte le strutture che garantiscono un aiuto ai senzatetto, quindi la mensa, ma anche la Bonomelli, la Casa della Giovane, gli Amici dei senzatetto, tutti i punti in cui sono ospitate le persone che non hanno un tetto».E anche quelle sono in aumento, nelle città.«Certo, sono tutti concentrati a Trento, lì c'è la richiesta maggiore».
Tornando alle famiglie, dice che sono in aumento i bisogni. Ma chi è più a rischio povertà?
«Quando abbiamo iniziato, l'80% degli assistiti era di origine straniera, e il 20% erano trentini. Adesso ormai siamo al 50%. Significa due cose. Che hanno superato la diffidenza, il pudore che a volte li frenava, e per fortuna, perché se hai bisogno è giusto che lo dici. Ma significa anche che sono sempre di più i trentini che fanno fatica».
Se il bisogno aumenta, crescerà ance la necessità dell'associazione di avere accesso ai beni di prima necessità.
«Sì, e per questo siamo sempre alla ricerca di donatori. Attualmente possiamo contare su una rete di 330 negozi. La legge ha aiutato, perché permette di dare vantaggi fiscali a chi aderisce, è anche un'opportunità».
Si tratta di dare a voi le derrate alimentari fresche che comunque non potrebbero più essere messe in commercio, a sono ancora buone.
«Esatto. E servirebbe che più negozi aderissero, donando a noi. Ci sono ancora dei supermercati che non accettano di contribuire in questo modo. Eppure anche per loro sarebbe un'opportunità. Noi comunque cerchiamo sempre donatori».


