TRENTO. Aumentano di anno in anno, anche in Trentino, i casi di segnalazioni per inadempienza all'obbligo scolastico da parte dei dirigenti scolastici. A confermarlo Paola Pasqualin, dirigente dell'Istituto Comprensivo Trento 5, a sottolineare i rischi, sempre più gravi, di marginalità scolastica e sociale. «In termini di numeri assoluti abbiamo sicuramente un aumento di casi molto gravi - conferma Pasqualin - Qualcuno potrebbe dire che sono numericamente insignificanti rispetto al totale, ma non c'è un numero significativo e uno che non lo è. Non sono solo numeri. Sono ragazzini che poi vanno a finire per strada. Molti lo sono già fin da piccolissimi».

E le testimonianze critiche in tutto il Trentino non si contano: da bambini che arrivano a scuola con una bottiglia di vino rubata al padre alcolista o bambini con lesioni sulla schiena perché picchiati durante un litigio.

«Stiamo parlando di casi molto gravi - continua Pasqualin - dove addirittura sono gli stessi genitori che sono d'accordo con il servizio sociale per l'allontanamento. E qui sta il punto: non viene fatto». E il problema diventa così anche "amministrativo": «Le scuole e l'azienda sanitaria fanno tutto il possibile ma probabilmente non quello che serve - continua -. Dobbiamo considerare che la prima cosa è il tempo, non possiamo aspettare sei mesi per decidere di fare un intervento e alla fine non misurarne nemmeno l'efficacia. Siamo qui a fare equipe, certificazioni, far fare percorsi terapeutici, mandare l'educatore a domicilio (che molto spesso non è accolto) o mandarli in centri diurni. Ma questo non è sufficiente. Parliamo di casi dove i genitori non sono in grado di farsene carico. E se è vero che non possono fare tutto i docenti è vero anche che sono loro a incontrare tutti i giorni questi bimbi».

E la questione è chiara per Pasqualin: «È da tempo ormai che non vediamo allontanamenti, affidi e adozioni. Io sono convinta invece che in alcune situazioni sia l'unica soluzione. Solo in questo modo possiamo dare una possibilità di recupero e riscatto a questi ragazzi che diversamente rientrano in quei contesti deprivanti dove tutti i giorni subiscono violenza, e non dico necessariamente quella fisica».

«Quando i ragazzini cominciano ad avere più autonomia - avverte Pasqualin - sono preda di quegli adulti che non possono essere figure di riferimento, e così comincino i primi spinelli e i primi furti dove vengono mandati avanti come soldati in prima fila poiché non ne rispondono».

«Quello che si può fare - conclude la dirigente - è un intervento che va davvero a recuperare tutti questi ragazzi, che sono pochi rispetto ai nostri servizi. Investiamo tantissimo in termini economici, non è possibile che non riusciamo ad essere incisivi. Significa che dobbiamo trovare altre strategie».