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STRASBURGO. La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che l'Italia non ha violato i diritti di un bimbo quando le autorità hanno annullato l'iscrizione della seconda madre sul suo certificato di nascita. La Cedu evidenzia che la donna poteva ricorrere all'adozione per far riconoscere il suo legame con il bambino. La Corte ha mantenuto l'anonimato per le donne e il figlio, che è nato in Italia nel 2018.
Nel ricorso, introdotto a nome del minore, si afferma che la decisione delle autorità di annullare l'iscrizione della seconda madre sul certificato di nascita, 5 anni dopo che è venuto al mondo, ha violato il suo diritto alla vita familiare. Ma la Cedu non è di questo avviso.
Nella sentenza si evidenzia che gli Stati non sono tenuti a garantire l'inclusione dei genitori d'intenzione nei certificati di nascita a patto che offrano altre soluzioni, come quella dell'adozione, al fine del riconoscimento di un legame tra questi genitori e i bambini. La Cedu evidenzia che "almeno a partire dal 2014 diversi tribunali italiani hanno iniziato ad ammettere il ricorso da parte del genitore intenzionale all'adozione in casi particolari, approccio che è stato poi sancito dalla Corte di cassazione".
Inoltre constata, come fatto dal Governo nella sua difesa, che l'evoluzione giurisprudenziale che ha consentito il riconoscimento dell'adozione da parte del genitore intenzionale era precedente alla nascita del bimbo e che nessuna domanda di adozione sembra essere stata presentata dalla seconda madre. Di conseguenza, la Corte constata che il desiderio di vedere riconosciuto un legame tra il bambino e la madre intenzionale non si scontrava con un'impossibilità generale e assoluta, poiché lei aveva a sua disposizione la via dell'adozione, che ha scelto di non utilizzare. Inoltre la Cedu afferma che "l'intervento dello Stato non ha interrotto la vita familiare del bambino", che vive con le due donne, e che nel tempo ha sempre conservato la filiazione con la madre biologica.
"Si tratta di una sentenza che mostra una nuova sensibilità e attenzione verso il tema da parte della Corte europea rispetto, ad esempio, alla decisione molto più lapidaria che aveva ottenuto un caso padovano, quello di Valentina Bortolato a gennaio 2023. Certo, l'esito è negativo e si afferma che l'adozione è un rimedio idoneo. Radicalmente diversa è stata la valutazione compiuta a maggio dalla nostra Corte costituzionale". Così l'avvocato Alexander Schuster, di Trento, uno dei legali che tutelano le 'mamme arcobaleno', commenta la sentenza della Cedu che ha escluso violazioni da parte dell'Italia nei casi nei quali lo Stato aveva annullato l'iscrizione della seconda madre (intenzionale) dai certificati di nascita dei figli di coppie omogenitoriali.
A differenza del 2023, inoltre, rimarca Schuster, "il giudizio non è unanime, in quanto la giudice Adamska-Gallant si è espressa per una violazione della Convenzione. Anche il parallelismo con la gestazione per altri, cui la Corte di Strasburgo fa ricorso, non convince". Diverso era stato, appunto, il pronunciamento del maggio 2025 della Corte Costituzionale. "Come ha detto la Consulta - prosegue il legale - due donne che ricorrono alla Pma non sollevano questioni etiche come nel caso della surrogazione maternità. I diritti del nato non devono essere bilanciati con interessi altrettanto pregnanti".
"Se l'esito è negativo è anche perché il ricorso alla Cedu non ha denunciato un profilo importante: la discriminazione del figlio nato dalla volontà di due donne rispetto a quello nato dalla volontà di una coppia etero". "Se vi è stata donazione di sperma - sottolinea Schuster - le situazioni sono omogenee. Poiché le madri ricorrenti non hanno fatto leva su questo aspetto, la Corte ha potuto evitare di affrontarlo. C'è speranza che ricorsi ulteriori e impostati diversamente possano presto fare breccia e così tutelare i figli di coppie omogenitoriali".


