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TRENTO. A dicembre 2025 l'annuncio della Provincia: «Nasce la Carta Argento Trentino: una dotazione di 3.600 euro per finanziare gli acquisti di prima necessità da parte delle persone con 65 o più anni che già percepiscono la quota A dell'assegno unico provinciale. Una misura sperimentale per sostenere famiglie e cittadini, specie quelli a basso reddito e quindi più esposti al rischio di esclusione sociale, visto che negli ultimi anni il crescente costo della vita ha messo in crisi il già limitato potere d'acquisto di questa fascia della popolazione».
Già allora, dopo le parole della giunta provinciale e in particolare dell'assessore Achille Spinelli, ci fu qualche critica, legata in particolare al fatto che la CaT fosse un aiuto per pochi, insufficiente a rispondere ai bisogni degli anziani sempre più poveri. Ma oggi, più di sei mesi dopo l'annuncio, come è la situazione? Stando alla denuncia, con tanto di interrogazione, della consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri, non certo buona.
«La giunta ha strutturato la misura talmente male da non curarsi minimamente della sua reale applicabilità sul territorio: a oggi, solo 55 Comuni su 166 in tutto il Trentino ospitano un esercizio alimentare accreditato. Significa che in ben 111 paesi l'aiuto è virtuale. Siamo di fronte al perfetto esempio di quel "populismo d'annuncio" che punta a raccogliere consenso immediato con i bonus, salvo poi scaricare l'incapacità organizzativa sulle spalle dei cittadini».
Insomma, in due comuni su tre le persone anziane a basso reddito non possono sfruttare il bonus: la CaT resta nel portafoglio e per pagare ognuno deve utilizzare il proprio bancomat. Un sistema, quindi, che funziona ancora a singhiozzo, come dimostra tra l'altro anche la lettera pubblicata ieri sul nostro giornale, con la conferma delle accuse di Paola Demagri che arriva dagli Altipiani Cimbri, dove è impossibile trovare un negozio, un alimentari o una farmacia che accetti la Carta Argento.
Prosegue Paola Demagri: «Il copione è ormai un classico della gestione Maurizio Fugatti: si individua un bisogno, si stanzia una cifra importante a favore di telecamera, si conia uno slogan accattivante come "Carta Argento Trentino" e si distribuiscono promesse a pioggia. Peccato che, una volta spenti i riflettori della conferenza stampa, la realtà si incarichi regolarmente di smontare il castello di carte della propaganda. I fatti dicono che l'ultimo "gioiello" sbandierato dal presidente Maurizio Fugatti e firmato dall'assessore Achille Spinelli come uno "strumento di sicuro successo" si stia rivelando, alla prova dei fatti, una clamorosa e paradossale beffa per i cittadini più fragili.
Dietro la facciata si nasconde un meccanismo così farraginoso da rasentare il ridicolo. Si fa presto a riempirsi la bocca di parole come "vicinanza ai territori", ma poi si costringe un anziano di Ville d'Anaunia, magari senza automobile o non autosufficiente, a fare chilometri e traslocare nei Comuni vicini solo per poter comprare il pane o il latte con la carta provinciale, magari tutti i giorni. Se la sperimentazione serve a capire se uno strumento funziona, l'esito è impietoso: molti anziani rinunciano a ritirarla. Sentendosi, giustamente, presi in giro».
Nel documento politico la consigliera chiede spiegazioni, per sapere perché la giunta, anziché complicare la vita alle persone con convenzioni fantasma che tagliano fuori due terzi del Trentino, non abbia scelto di permettere ai beneficiari di spendere quel denaro in qualsiasi negozio sotto casa. «La solidarietà sociale non si fa con le tessere elettorali a scadenza, ma con servizi che funzionano bene senza aggravare situazioni già fragili».
Ma.Lu.


