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ARCO. «La Sat predica bene ma razzola male». Non usa mezzi termini Guido Trevisan, gestore dalla primavera 2021 del rifugio Caldenave di Scurelle, in val Campelle, nel commentare la vicenda che sta dividendo la comunità alpina a seguito della richiesta di rimozione della bandiera palestinese che Alberto Bighellini, gestore del rifugio Stivo "Prospero Marchetti", ha ricevuto dalla Sat. Il presidente Cristian Ferrari ha infatti intimato di eliminare il drappo della Palestina dalla struttura di cui Sat è proprietaria: «Non mettiamo in discussione la libertà d'espressione del gestore - ha specificato - i rifugi della Sat rispondono però a regole comuni, che devono valere indipendentemente dal simbolo esposto e dalla maggiore o minore condivisione della posizione che rappresenta. Non entriamo nel merito del significato politico, ma su ciò che viene percepito all'esterno come espressione della Sat stessa».
Dal canto suo, Bighellini ha ribadito di mantenerne l'esposizione pubblica: «Non è un atto politico bensì un atto umano - ha chiarito - Questo rifugio è la mia vita, non vorrei che un rapporto finisse perché io manifesto solidarietà nei confronti dei bambini che vengono uccisi». Trevisan concorda con lui. D'altronde, la stagione 2025 sul Lagorai era cominciata con la bandiera palestinese appesa al rifugio (non Sat), lo staff del Caldenave munito di maglietta la cui stampa era proprio la bandiera dei colori dell'anguria e la scelta di devolvere ad Emergency il ricavato del primo weekend di lavoro, indirizzato a Gaza. Scelta ripetuta il 30 maggio di quest'anno, benché la bandiera non sia attualmente esposta (il vento ne ha lacerato il tessuto). «Certi che ogni piccolo gesto possa fare la differenza - aveva scritto via social prima dell'apertura - ancora una volta, noi con voi, ci schieriamo dalla parte dei civili, vittime di guerra».
Tre mesi fa, come nel 2025, in molti avevano optato una scampagnata fino ai rododendri della val Campelle in virtù di tale iniziativa. «È triste che il presidente della Sat abbia invitato un mio caro amico e collega a rimuovere la bandiera della Palestina dal rifugio - sottolinea Trevisan, per vent'anni volto del Pian dei Fiacconi sulla Marmolada, prima della distruttiva valanga di fine 2020 - un'associazione come la Sat (nel cui statuto e regolamento la solidarietà è riconosciuta e normata come valore e scopo fondamentale) dovrebbe incoraggiare i gestori dei propri rifugi a manifestare vicinanza al popolo palestinese, vittima di un genocidio invisibile. Come dicevano i nostri nonni, il mondo gira al contrario. L'ipocrisia di chi amministra è palese: nello statuto si predica bene, ma nella pratica si fa l'esatto opposto. Questa è la diretta conseguenza dell'istituzionalizzazione del potere, che ormai condiziona anche l'associazionismo non politico e senza scopo di lucro (almeno sulla carta). Sarebbe importante che l'Associazione Gestori Rifugi del Trentino esprimesse solidarietà al collega Alberto. Il suo non è un atto di appartenenza politica, ma un invito a non voltarsi dall'altra parte di fronte a una tragedia silenziosa».


