L’INTERVISTA ALL’ISPETTORE
 

“Era adagiato sulla spiaggia del lago di Garda, senza vita. Con i capelli che sventolavano a causa del vento che spirava: l’oscillamento contrastava con la staticità della morte. Era il primo annegato che vedevo. Ancora adesso mi capita di pensarci. Ci sono flash che restano impressi nella memoria e ti fanno evolvere, questo è uno di quelli”.
Lorenzo Righi da un circa un anno è l’ispettore dell’Unione distrettuale dei Corpi dei vigili del fuoco del Distretto Alto Garda e Ledro. Un incarico che sta portando avanti con una grandissima energia: nemmeno un problema di salute serio è riuscito a fargli mettere da parte la passione per i vigili del fuoco.
“Sono rimasto fermo per 6-7 mesi. Poi mi sono ripreso, ho fatto le visite di idoneità e tornato in pista. Gli stessi dottori mi hanno incoraggiato a riprendere a portare avanti le cose che facevo prima. Anche quella, esperienza mi ha rafforzato. Da quando sono diventato ispettore distrettuale non sono impegnatissimo. Molto più di prima”.
Molti non addetti ai lavori non sanno cosa è l’Unione distrettuale dei vigili del del fuoco volontari.
“L'Unione Distrettuale dei vigili del fuoco ha lo scopo di promuovere lo spirito di solidarietà tra i corpi. E’ di fatto un punto di sintesi e di riferimento per i vari corpi di una determinata area geografica. Interveniamo invece sul campo quando ci sono operazioni che vedono coinvolti oltre due o tre corpi e serve una figura che cerchi di coordinare bene il tutto”.

Non si rischia di entrare in conflitto con i vari comandanti?
“No, se ci si muove bene. Poi c’è da dire che ci conosciamo tutti e sempre più spesso ci sono dei momenti di confronto. Ogni sera di fatto in sono per caserme e per incontri. Quando c’è un evento importante è fondamentale procedere in maniera sinergica. Vi dirò che con il passare del tempo le cose vanno sempre meglio, tutti gli attori in campo hanno capito che in futuro la differenza la farà questo modello”.
Ci dà qualche numero della sua Unione?
“Abbiamo 11 corpi , per un totale di 480 vigili, e copre un territorio di 7 comuni amministrativi. Ha una superficie territoriale di 35.343 ettari che corrisponde circa al sei per cento del territorio provinciale. Gli abitanti sono circa 51mila e durante il periodo turistico, sempre più lungp, abbiamo quattro milioni di presenze. All’interno del nostro territorio vi è compreso anche una porzione del più grande lago d’Italia. Siamo operativi 24 ore su 24. Tra di noi ci sono diversi allievi e donne”.
Quanti interventi all’anno fate?
“Circa 3.000. Ce n’è per tutti i gusti: spaziamo dagli incidenti stradali, alle uscite sul lago, agli incendi, ai servizi tecnici. In più ci sono le esercitazioni, una parte dell’attività che non va assolutamente sottovalutata”.
Da un anno è ispettore, ma da quanto è nei vigili?
Ho 50 anni e da 32 sono nei vigili del fuoco. Quando avevo sei anni, mio padre è morto. Era anche lui un pompiere. Evidentemente era nel mio dna che dovessi percorrere quella strada. Nei vigili del fuoco di Riva ho ricoperto vari ruoli, dai più semplici a quelli più complessi. Ho sempre considerato l’essere un vigile del fuoco un secondo lavoro, da fare con serietà e dedizione. Per questo motivo fin da giovanissimo ogni fine settimana e ogni festività c’era come priorità quella di divertirsi, certo, ma anche quella di farsi trovare pronto per finire la serata magari con l’utilizzo della pinza idraulica. E’ successo anche di dover intervenire durante la notte di San Silvestro per un incendio in un hotel di Riva e poi tornare in discoteca ancora pieno di fiume.
Che lavoro fa e riesce e come riesce a conciliarlo con questo suo nuovo incarico?
Mi occupo di igiene pubblica, ma sono stato anche un ispettore del lavoro e sono un radiologo. Nel lavoro sono sempre stato costretto a dovere prendere delle decisioni, in fretta. Questo mi è servito molto anche nei vigili del fuoco. Quando si è in azione bisogna decidere cosa fare in pochissimi frangenti. Prima di stabilire come muovermi, però, interpello chi ne sa più di me. Se accanto ho per esempio un pompiere che di lavoro fa l’idraulico, per problematiche inerenti al suo settore chiedo il suo parere. Poi ovviamente ci deve essere una persona che tira le fila e indica come procedere. A farlo posso essere io, oppure il comandante di un corpo. Ripeto, sono dei meccanismi che un po’ alla volta si stanno perfezionando.
Entriamo nel merito dell’attività dei corpi di questo Distretto. Anche qui più che il fuoco è l’acqua a metterli più alla prova?
“Paradossalmente è proprio così. Il cambiamento climatico ha cambiato parecchio le emergenze. Una volta erano gli incendi a impegnarci, ora le bombe d’acqua che negli ultimi mesi hanno messo a dura prova il nostro territorio di riferimento. Non solo il nostro. In una missione in Friuli Venezia Giulia abbiamo visto scene apocalittiche quasi: case devastate dalle grandine. Chicchi enormi che hanno letteralmente perforato tetti e facciate esterne. C’è poi il capitolo lago di Garda. Di fatto siamo noi i veri guardiani del lago e questo ci viene riconosciuto anche dalle realtà limitrofe al Trentino. Abbiamo un’attrezzatura di primissimo livello e stiamo lavorando per migliorarla ulteriormente. E pure la preparazione di chi fa parte delle squadre acquatiche è ottima. Il lago ci impegna tantissimo: basta un niente per far scattare l’allarme, basta una tavola da surf vuota e magari persa per distrazione da qualcuno a far partire la macchina dei soccorsi. O capita di andare in soccorso di gente che noleggia un catamarano e poi non sa più tornare indietro.
Capitolo macchine elettriche: ormai sembra acclarato che prendono fuoco in un incidente è più difficile spegnerle. E’ così?
E’ vero. In alcune caserme altoatesine si stanno allestendo dei container per lasciarle immerse per ore. A me è capitato di intervenire dopo che un monopattino elettrico aveva preso fuoco. C’è servito un sacco di tempo per risolvere il problema. Ora immaginate se questo mezzo fosse stato all’interno di un garage. La probabilità che si sviluppi un incendio è alta”.
Ispettore, non c’è mai stato un momento che ha pensato di lasciare tutto?
Mai. Il nostro, come dicevo, è un secondo lavoro. Faticoso, per certi versi totalizzante, ma allo stesso tempo unico. Rendersi utile per la tua comunità è qualcosa di unico. Poi prima o poi capisci sul campo se questo fa per te oppure no. Nel mio caso sì. E, per concludere, una delle cose che dà più soddisfazione è lavorare con gli allievi e trasmettere loro l’amore che ha fatto diventare i vigili del fuoco di Riva un modello invidiato a livello nazionale.


LA STORIA


Già dal 1976 i Corpi del “Comprensorio C9” così si chiamava allora il Distretto, si incontravano abitualmente, per accordarsi sulle commemorazioni di S.Barbara, con lo scopo, dice il verbale, “ di creare un maggior affiatamento e solidarietà fra i Corpi del Comprensorio”. I principi erano quelli giusti. Allora non esisteva la Federazione, ma l’Unione Provinciale Corpi vigili del fuoco volontari suddivisa nei Comprensori.

Negli anni si sono susseguite molte riunioni annuali, principalmente per discutere di attrezzature da acquistare, contributi, manifestazioni, manovre e calamità. Nell’aprile dell’84 viene nominato come segretario del Distretto di Riva, Sergio Bonadio di Dro che in seguito sarà nominato Ispettore distrettuale il 8 novembre 1991.Nel 1991 esattamente il 19 aprile l’assemblea del Distretto di Riva del Garda, costituisce come previsto dalle direttive della Giunta provinciale, “L’Unione distrettuale di Riva del Garda” che rappresenterà tutti i corpi del distretto.

Nel 2001 Bonadio passa il testimone a Boroni Graziano del Corpo di Riva del Garda fino al 2010, segue Niko Posenato del Corpo di Arco, fino al 2015 seguito da Michele Alberti del Corpo di Arco fino al 2020, Marco Menegatti sempre del Corpo di Riva del Garda dal 2020 al 2023, seguito dall’attuale ispettore Righi Lorenzo sempre del Corpo di Riva del Garda.


Coadiuvata dalla Federazione dal 1991 ai primi anni 2000, l’Unione con il supporto informatico e formativo della Federazione ha prestato supporto ai Corpi per la stesura di tutti i bilanci, per la stesura di capitolati di acquisto mezzi e attrezzature, per la gestione delle patenti di servizio, dei dati e dei tesserini dei vigili, della raccolta delle domande di contributo.

A tutti gli effetti (come previsto allora dallo statuto della Federazione provinciale) un ufficio periferico della Federazione a servizio dei corpi e dell’Ispettore. Dai primi anni 2000 cambiano gli ispettori e cambiano le aspettative dei Corpi che piano piano autonomamente provvedono a gestirsi in casa la parte burocratica.