TRENTO. La povertà relazionale in Trentino non è più un tema marginale. La ricerca “Solitudini e povertà nelle relazioni”, presentata questa mattina alla Fondazione Caritro di Trento, fotografa un disagio che non riguarda solo il reddito, ma anche l’assenza di legami, l’isolamento e la difficoltà di chiedere aiuto. L’indagine, promossa dalla Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale con la Consulta provinciale delle Politiche sociali, è stata costruita tra febbraio e marzo 2026 attraverso 4 focus group e 14 interviste a operatori sociali.

Il dato economico resta contenuto rispetto al quadro nazionale, con il 6,9% delle famiglie trentine a rischio povertà, ma la ricerca mette in evidenza una fragilità meno visibile. La mancanza di risorse riduce le occasioni di socialità, mentre l’isolamento indebolisce le possibilità lavorative ed economiche. Nel disagio sommerso rientrano anziani soli, famiglie vulnerabili, giovani in ritiro sociale, persone con disabilità e cittadini di origine straniera.

All’incontro è intervenuto l’assessore alla salute Mario Tonina, che ha definito i risultati “un appello diretto alla responsabilità politica e istituzionale”. Secondo l’assessore, il benessere materiale e l’efficienza dei servizi non bastano se manca una strategia preventiva. Da qui il richiamo alle Case di Comunità, al coinvolgimento dei territori e al ruolo del volontariato, sostenuto anche dalla nuova legge provinciale approvata all’unanimità nel 2025.

Il convegno ha segnato anche l’avvio del Tavolo di lavoro sulle Solitudini, pensato per coordinare istituzioni, servizi e territorio. Tra le proposte emerse ci sono reti di “sentinelle territoriali”, maggiore prevenzione, più collegamento tra servizi e valorizzazione delle prescrizioni sociali, già sperimentate con progetti come C.o.p.e., Con-Tatto e Un respiro per chi si prende cura. La sfida, ora, è rendere visibile una vulnerabilità che spesso resta nascosta.