TRENTO. L’ex presidente di Patrimonio spa Andrea Villotti, coinvolto nell’inchiesta “Sciabolata” della procura di Trento per la tentata e mancata vendita dell’hotel Imperial di Levico Terme, è tornato in libertà. I domiciliari sono stati revocati e ora deve presentarsi per l’obbligo di firma tre volte alla settimana.
Il consulente di comunicazione politica, attivo da anni nella costruzione di campagne elettorali, coglie l’occasione per lanciare un messaggio diretto, con un comunicato a Tv33. Sottolinea che la revoca risale a due settimane fa, ma che nessuna testata ne avrebbe dato notizia: un silenzio che, a suo avviso, contrasta con l’ampia eco riservata alle accuse nei mesi scorsi.
Villotti ricorda di aver trascorso “5 mesi e 25 giorni agli arresti domiciliari rispetto a un massimo di 6 mesi previsti dalla legge, in assenza di processi e condanne”. Una condizione che, sostiene, pur essendo rara in Trentino, non sarebbe invece eccezionale nel resto del Paese.
Nel suo ragionamento porta dati che definisce significativi: in Italia circa 18.000 persone si trovano in carcere o ai domiciliari senza condanna e persino senza un processo avviato. Di queste, 12.000 – afferma – vengono successivamente prosciolte. Numeri che, oltre a rappresentare un danno personale per chi li vive, comporterebbero un costo per lo Stato stimato in circa 50 milioni di euro l’anno in risarcimenti.
Una premessa che lascia intravedere l’intenzione, qualora dovesse uscire completamente pulito dall’inchiesta, di valutare a sua volta la richiesta di un ristoro per il periodo trascorso in detenzione preventiva.

