TRENTO. Ad un mese dalla revoca degli arresti domiciliari, Vittorio Fravezzi riassapora la autentica libertà: non deve più presentarsi alla polizia giudiziaria per tre giorni alla settimana. Rimane però la misura interdittiva del divieto di avere rapporti lavorativi con le amministrazioni comunali di Dro, Arco e Riva. L'ordinanza di revoca dell'obbligo di firma è stata depositata nei giorni scorsi dal giudice per le indagini preliminari Marco Tamburrino, che ha accolto la richiesta dei legali di Fravezzi, gli avvocati Nicola Degaudenz e Alessandro Meregalli.

Nell'ambito dell'inchiesta «Romeo» sugli intrecci fra politica ed affari, l'ex senatore ed ex sindaco di Dro era rimasto l'unico degli indagati a non essere libero, eccetto René Benko, arrestato su ordine della procura anticorruzione di Vienna. Finito nella bufera ad inizio dicembre, Fravezzi aveva potuto godere dell'obbligo di dimora solo per un paio di mesi. Era stata la stessa procura a chiedere per lui e per cinque indagati la sostituzione dei domiciliari con l'obbligo di dimora, ossia con il divieto di allontanarsi dal comune di residenza; l'ok del gip era arrivato lo scorso 4 febbraio, ma con una limitazione ben precisa, ossia il divieto di contatti con la pubblica amministrazione.

Per Fravezzi, presidente della Apsp "Residenza Molino" di Dro, tale misura interdittiva non significava altro che mettere uno stop a qualsiasi tipo di attività amministrativa e decisionale in questo ambito. Così, però, non sarebbe andata: in una circostanza, in particolare, l'ex senatore sarebbe entrato nella struttura per svolgere attività. La segnalazione era arrivata in procura lo scorso aprile e, a stretto giro, era arrivata la decisione del giudice: arresti domiciliari. Fravezzi aveva dunque deciso di presentare le dimissioni dalla carica di presidente del Residenza Molino e di componente del consiglio di amministrazione, rimanendo dunque senza alcun incarico (neppure "congelato") in ambito pubblico. Questa mossa gli ha consentito di tornare libero.

L'8 luglio scorso, con parere favorevole del pubblico ministero, il tribunale del riesame aveva disposto la sostituzione della misura dei domiciliari con l'obbligo di presentarsi ai carabinieri per tre volte alla settimana, ma con il divieto di contatti in ambito professionale che implichino rapporti con le pubbliche amministrazioni di Dro, Arco e Riva.

Ora c'è una nuova decisione del tribunale, a favore dell'ex senatore: nonostante il parere negativo della procura, il gip ha valutato che la misura interdittiva del divieto di avere rapporti lavorativi con le tre amministrazione sia sufficiente per evitare la reiterazione della condotta contestata. «Riteniamo che la decisione della revoca dell'obbligo di presentazione alla pg sia il naturale epilogo, nella consapevolezza dell'estraneità di Vittorio Fravezzi alle accuse che gli sono state mosse - spiegano i legali di Fravezzi - Ora serenamente ci apprestiamo ad affrontare il processo».