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TRENTO. Gli Ermellini hanno disposto la restituzione di computer, tablet, cellulare, chiavette Usb e account di posta elettronica a Paolo Signoretti, l'imprenditore roveretano fra i principali indagati dell'inchiesta Romeo sugli intrecci tra affari e politica, considerato il braccio operativo in Trentino di René Benko.
Secondo i legali di Signoretti, il materiale informatico e telematico sarebbe stato attinto nei dispositivi «senza indicazione di alcun criterio di selezione o altra modalità operativa». Il compendio di beni sequestrati - hanno sostenuto nel ricorso gli avvocati Giovanni Rambaldi e Stefano Mengoni - sarebbe «vastissimo» e dunque «non commisurato alle finalità probatorie».
Ad esempio, sul Dropbox in uso alla società Heliopolis è stata sequestrata una memoria di circa 8 tetrabyte, pari a circa 52 milioni di pagine di documenti. Sequestro «sproporzionato, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, rispetto alla specifica finalità probatoria perseguita», come è stato sottolineato dalla difesa. Argomentazioni recepite dalla Corte di Cassazione (accolti due motivi su quattro), che nella sentenza ribadisce il diritto alla riservatezza e al segreto. La Sezione sesta penale, presieduta da Ercole Aprile, ha accolto il ricorso di Signoretti e disposto la restituzione dei beni acquisiti, compreso la copia integrale del contenuto del supporti informativi. Non solo è stata annullata l'ordinanza del tribunale di Trento che il 24 dicembre 2024 aveva rigettato la richiesta di riesame proposta da Signoretti contro il decreto di perquisizione e contro il sequestro, ma la Cassazione ha annullato lo stesso il decreto di sequestro disposto dalla procura il 26 novembre 2024: ciò potrebbe mettere in discussione l'utilizzo ai fini dell'indagine del materiale informatico sequestrato.
Nelle motivazioni gli Ermellini hanno riportato quanto già deciso dalla Cassazione nel 2020 relativamente al sequestro di un cellulare e di un tablet, ossia che «è illegittimo, per violazione del principio di proporzionalità ed adeguatezza, il sequestro a fini probatori di un dispositivo elettronico che conduca, in difetto di specifiche ragioni, alla indiscriminata apprensione di una massa di dati informatici, senza alcuna previa selezione di essi e comunque senza l'indicazione degli eventuali criteri di selezione».
Il pubblico ministero - è il ragionamento degli Ermellini - non avrebbe chiarito le ragioni per cui sia stato necessario un sequestro «esteso e onnivoro», senza indicare ad esempio parole-chiave o criteri di ricerca. Inoltre la procura avrebbe «motivato in modo solo apparente in ordine alle specifiche finalità probatorie del sequestro disposto». Dunque Paolo Signoretti può tornare in possesso dei propri dispositivi informatici e del materiale in essi contenuto. La Cassazione ha accolto anche il ricorso di un altro indagato dell'inchiesta Romeo, il roveretano quarantenne Riccardo Ricci, socio della Heliopolis: anche a lui verranno restituiti i supporti informatici sequestrati.


