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In una sala piastrellata in verde, dalle spesse porte di piombo, del Centro per la lotta contro i tumori dell'ospedale San Lorenzo di Borgo Valsugana, con un sordo rumore prodotto da un potente motore elettrico per la prima volta ieri mattina il braccio semiellittico di una misteriosa macchina ruota lentamente raggiungendo una inclinazione di 60 gradi. Sulla parte superiore è installata una grande sfera. Potremo chiamare l'insieme del costoso macchinario «l'oggetto misterioso» per i profani; ma è un nuovo, potente mezzo per combattere la strenua battaglia che l'esercito degli uomini in camice bianco hanno ingaggiato contro il terribile male che affligge l'umanità dolente: il cancro.
Una lotta silenziosa che dura da sei anni, da quando cioè il Centro venne costituito, combattuta dal fisico, dal radiologo, dal medico, dal chirurgo uniti dall'intento di alleviare le sofferenze dei pazienti. Hanno studiato, hanno raccolto elementi, anche i più piccoli, che potessero portare il loro contributo per un nuovo passo in avanti.
Il nuovo mezzo venuto ad aiutare il sanitario nella sua quotidiana opera, l’oggetto misterioso dal grande braccio semiellittico è la nuova bomba a cobalto a movimento rotante o pendolante. È stata installata pochi giorni or sono a poca distanza dalla gemella già esistente, pronta ad entrare in funzione sia per poter iniziare una nuova cura, ossia raggiungere il tumore profondo da varie posizioni senza danneggiare i tessuti sani. Dalle plesioterapie ai raggi X fissi o pendolari, al radium, al cobalto, dai medicamenti a cura di preparati ormonici agli antibiotici inibitori della riproduzione della cellula dipende la salvezza del malato.
Da tre anni o poco più, 1500 persone hanno varcato dolenti la soglia del Centro: una cifra impressionante. I risultati non ufficiali, dato che soltanto dopo un quinquennio il Centro potrà avere una esatta valutazione dell’andamento dei pazienti, sembrano confortevoli. Nella cura di tumori superficiali per plesioterapia si sono raggiunti ottimi risultati con altissime percentuali di guarigioni di cancri cutanei e nella cura degli angiomi infantili; 1300 ammalati in circa 3 anni sono stati curati con il cobalto 60. Nonostante le forme di malattia molto avanzate, i risultati sono stati pure soddisfacenti. L’ultima ad entrare in funzione sarà appunto l’unità di terapia di movimento con CO.60, vale a dire in termini meno scientifici e più accessibili, la nuova bomba al cobalto.
Come ha sottolineato il presidente del consiglio di amministrazione dell’ospedale geom. Luigi Galvan, i sacrifici finanziari sono stati ingentissimi, ma fatti senza rimpianto, con gioia, nella visione di un’opera umanitaria e benemerita. Sono stati spesi 220 milioni, metà a carico dell’amministrazione, gli altri costituiti da contributi dell’Ente Regione e dell’Alto Commissariato per l’igiene e la sanità.


